La NewsLetter di that's art!

NewsLetter n° 93 - 16 Settembre 2005


Primo piano


Da Goya a Manet, da Van Gogh
a Picasso. The Phillips Collection, Washington

In esposizione i capolavori di una delle più prestigiose collezioni private al mondo, fondata da Duncan Philips agli inizi del '900. In esclusiva per l'Italia presentate sessanta opere dei maestri dell'impressionismo e delle avanguardie del '900.

dal 17/09/2005 al 13/11/2005
MART
Rovereto (TN)
info: Corso Bettini, 43; tel. 0464438887 - 800397760



Melina Mulas. Il terzo occhio
I Lama del Tibet: l'antica saggezza di Nalanda

Circa sessanta immagini in bianco e nero sono testimonianza di un imponente lavoro di ricerca iniziato quattordici anni fa e terminato nel 2002 sotto la guida del Dalai Lama che ha orientato l'autrice verso i maestri più rappresentativi e l'ha aiutata a raggiungerli attraverso l'India, il Sikkim, la Francia, l'Austria, il Nepal, la Svizzera e l'Italia. Obbiettivo: la testimonianza rigorosa dei volti dei Lama buddisti.

dal 16/09/2005 al 29/01/2006
Galleria Civica Palazzo Santa Margherita
Modena
info: Corso Canalgrande, 103; tel. 059331269



Michelangelo Pistoletto e Cittadellarte. La mensa delle culture
Presentati grandi tavoli a forma di Mari Mediterranei, intendendo con questo termine tutti quei luoghi dove l'acqua congiunge culture disparate e diventa mediatore tra le terre, le lingue, le visioni politiche, le religioni. Il concetto di mediterraneo si congiunge quindi a quello di tavolo ed entrambi si pongono come luogo di scambio, negoziato, colloquio. I tavoli sono metafore di una tolleranza e di un'unità crescente che si fonda sul pensiero comune, anche se assai composito ed arricchito dalle diversità religiose, linguistiche, politiche.

dal 16/09/2005 al 08/01/2006
Galleria Civica Palazzina dei Giardini
Modena
info: Corso Canalgrande, 103; tel. 059206911



Gino Meloni
L'esposizione, attraverso cinquanta dipinti e disegni, documenta il fondamentale ruolo di Gino Meloni (Varese, 1905 - Lissone-MI, 1989) nel panorama dell'arte del Novecento. La mostra si concentra sul periodo 1945-55, che dell'opera di Gino Meloni rappresenta l'esperienza formativa più decisiva, soffermandosi sui temi principali dell'artista lombardo, come le figure femminili, i galli e l'intenso ciclo dedicato a Venezia.




dal 22/09/2005 al 12/11/2005
Montrasio Arte
Milano
info: Via Brera, 5; tel. 02878448

Montrasio Arte
Monza (MI)
info: Via Carlo Alberto, 40; tel. 039321770


Immaginare Roma antica
Primo evento mondiale dedicato all'archeologia virtuale, ovvero al mondo antico visto attraverso la realtà virtuale e la multimedialità. Il virtuale si fa teatro, diventa luogo, museo narrativo del tempo, costruisce territori quadridimensionali: il mondo archeologico, spesso incomprensibile al visitatore, diventa finalmente mondo antico vivo, fatto di colori, suoni, persone, paesaggi, architetture. L'esposizione è suddivisa in quattro sezioni 'Special guests', 'La città antica', 'L'impero di Roma', 'Ricerca e sperimentazione'.

dal 16/09/2005 al 20/11/2005
Area Archeologica Mercati di Traiano
Roma
info: Via IV Novembre, 94; tel. 0669780532





Focus On
a cura di Ivan Quaroni

I System di Davide Coltro
Testimoni della migrazione dell'immagine entro lo spazio dei nuovi schermi digitali, i System di Davide Coltro si presentano non solo come tele elettroniche, montate su pannelli al plasma o a cristalli liquidi, ma come veri e propri sistemi di trasmissione. Si tratta di strutture visive che restituiscono, con ritmi e modalità variabili, le opere prodotte dall'artista, rintracciandole direttamente nel serbatoio mnemonico del suo studio "digitale". Con i suoi System, Davide Coltro ambisce a riscrivere i termini della fruizione artistica, preconizzando, proprio attraverso un sapiente uso della tecnologia, una rivoluzionaria forma di esperienza estetica. Per primo, Coltro ha intuito che il concetto di "trasmissione" dell'opera in tempo reale dischiude infinite possibilità espressive. Il cuore della ricerca di Davide Coltro è infatti costituito dalla imprescindibile necessità di forzare i limiti spazio-temporali della comunicazione artistica, adottando le modalità di trasmissione tipiche delle più attuali tecnologie. Il materiale iconografico che costituisce l'oggetto delle trasmissioni visuali dei System, si è recentemente arricchito di un ulteriore intuizione, quella del colore medio. Riprocessando le informazioni cromatiche di ogni singola immagine, con un'operazione eminentemente matematica, Coltro ha ricavato un colore inedito, del tutto assente dall'immagine di partenza. In questo modo, i suoi landscape hanno assunto una straniante monocromia, risultante dalla media dei valori cromatici rilevati in ogni immagine. Una monocromia che allontana definitivamente le elaborazioni digitali dell'artista dalla semplice mimesi digitale.


Dopo il lavoro digitale dei "Misteri", ultimamente la tua ricerca si è rivolta principamente allo sviluppo dei "System". Di che cosa si tratta?
Sono quadri elettronici, cioè oggetti che si appendono al muro e che all'interno del loro perimetro contengono immagini da guardare. Ovviamente la tela diventa un pannello LCD dove le icone digitali vengono deposte e fermate per essere viste. La natura elettronica di questo nuovo media esige ovviamente contenuti digitali. Questi quadri hanno perso la loro immediata fisicità per diventare una serie di dati binari, cioè una sequenza di impulsi elettrici. E fino a questo punto non accade nulla di nuovo se non un azzardato recupero semantico. Il bello viene quando l'architettura del progetto viene implementata con un concetto di larga diffusione come il trasferimento a distanza di dati visivi. Allora questo quadro elettronico si anima perché diviene una propaggine dello studio dell'artista, un terminale remoto dove le opere possono venire trasferite all'istante per essere godute nella tranquillità dell'ambiente domestico del fruitore. I System non sono video-installazioni che pescano il loro contenuto ciclico e ripetitivo reiterandolo come fossero carillon, ma sono in pratica dei sistemi aperti, in connessione con lo "studio digitale" dell'artista, dove vengono quotidianamente prodotte nuove opere, a loro stessi destinate.

In che modo i "System" riconfigurano il concetto di fruizione artistica?
È l'inizio di una nuova avventura artistica che utilizza la tecnologia per moltiplicare la relazionalità dell'artista con i propri spettatori e quindi arricchire la società stessa di potenziale estetico. L'artista diviene anche emittente del proprio lavoro, arrivando a distribuirlo direttamente e con semplicità ad un vasto numero di persone, eguagliando, seppur con diverse modalità e peculiarità, la libertà d'azione di cui godono altre arti come la musica ed il cinema, oggi diventate alla portata di tutti proprio per la loro possibilità di essere distribuite su supporti tecnologici affidabili ed economici. Questo non ha nulla a che fare con tutti i tentativi di smitizzazione dell'arte o di azzeramento dei valori economici. Semmai, siamo in presenza di una nuova logica della fruizione, che manterrà naturalmente gli elevati valori culturali delle arti visive. Spero che molti artisti degli anni a venire saranno impegnati nella creazione della loro personale rete di terminali artistici remoti, con architetture sempre più complesse ed eleganti, perché l'uomo avrà sempre più bisogno di loro per garantire nel proprio habitat culturale, estetico e psicologico, una più elevata qualità della vita.

Il materiale iconografico che compone il contenuto delle tue trasmissioni attraverso i System si è trasformato con l'introduzione di un nuovo concetto estetico basato sul colore medio. Puoi spiegarmi in concreto come ottieni questa particolare gradazione cromatica delle tue immagini?
Mutare il genoma dell'immagine attraverso scelte concettuali che concordano con soluzioni visive aderenti alla mia poetica non è semplice. Come ho accennato, il progetto "System", nella sua complessità, mi ha immediatamente posto davanti alla sua versatilità e potenza, richiedendo fisiologicamente l'inizio di una nuova ricerca sui possibili contenuti. Cerco di muovermi ricercando le peculiarità della pittura digitale e, anche se mi rendo conto che si tratta di un'impresa quasi impossibile, ritengo mio dovere impegnarmi in tal senso. L'idea del colore medio nasce dalla riflessione in merito alle "tecnologie dell'immagine" che utilizzano procedimenti e strutture digitali. Il colore medio è un valore ottenuto attraverso un calcolo tra variabili di luce e colore ricavate da varie zone dell'immagine. Si tratta di una luce-cromia che non è presente in nessuno degli oggetti contenuti nell'immagine processata, ma ne costituisce in qualche modo l'astrazione. Il colore medio è come una nuova pelle per l'immagine, che si fonde e ne ricopre lo scheletro o struttura di base. È una grande alterazione che spinge ad esplorare tonalità e colori inediti non solo per me. Ciò che mi ha spinto a credere di aver trovato un buona pista è la resa emotiva di queste immagini, che talvolta è davvero molto forte. Inoltre, pur essendo un risultato raggiungibile solo attraverso procedimenti digitali, posso affermare che il colore medio rimane un'operazione fondamentalmente pittorica e di trattamento della tavolozza…

Un'idea sulla quale hai particolarmente insistito è quella del flusso di produzione che lega l'artista al fruitore e che in qualche modo collegherebbe quest'ultimo con l'universo esplorato dall'artista. Come scegli i soggetti e i luoghi che compongono il contenuto visivo dei "System"?
La domanda che hai ben formulato in un certo senso contiene già una parte della risposta. Mi spiego meglio: la scelta di scattare in un certo contesto piuttosto che in altro prende in considerazione l'idea di taglio fotografico come scatola di una realtà densa di strati, ognuno con possibile derive di significato. La sola mediazione del mio occhio, infatti, non rende possibili i tentativi inconsci di condividere con altre persone la poetica del quotidiano. Credo che la mia soggettività artistica agisca per riempire una sostanziale aspirazione a relazionarmi con gli altri e che le opere siano come mani continuamente tese in segno di amicizia. Ricerco compagni di viaggio che in questa relazione siano propensi a trasmutare, evolversi, a riprendere l'eterno concetto di morte iniziatica attraverso l'esperienza estetica della contemplazione di un modello simbolico della realtà, come può esserlo solo un'opera d'arte riuscita. I miei lavori sono "organizzatori di forma", palestre in cui la nostra percezione si allena a cogliere dalla realtà le strutture compositive, i colori e le percezioni che insieme offrono freschezza nella visione del quotidiano.

Qual è il tuo rapporto con la macchina e la tecnologia in generale? Nel tuo caso, trovi riduttiva la definizione di "artista digitale"?
Negli ultimi cento anni le arti visive hanno allargato il loro spettro di azione perché, come in una sorta di ermafroditismo, hanno saputo generare la loro stessa progenie in un processo di auto-fecondazione che non si è tutt'ora arrestato. Le macchine, nel senso molto esteso del termine, hanno favorito queste nascite potenziando i sensi e di conseguenza le aspettative sensoriali dell'uomo stesso. La tecnologia consente di inventare nuovi processi creativi ed artistici, che possono anche diventare veri e propri linguaggi. Il mio rapporto con questi mezzi consiste nel prendere coscienza della loro potenza senza subirli. Del resto, quanti pittori tecnicamente eccelsi non riescono ad uscire dalla pura citazione delle proprie doti e nozioni? Definirmi artista digitale non è riduttivo, semmai incompleto. Oggi parlerei di "tecnologie dell'immagine" (precisissima definizione del prof. Perretta), comprendenti un ampio raggio di pratiche che prevedono la naturale interazione dell'artista con tecnologie e macchine anche molto diverse tra loro. La tecnologia digitale può essere considerata, a ragione, come il denominatore comune di molte pratiche artistiche attuali e merita senza dubbio anche la riflessione del singolo, nonostante fiumi di inchiostro siano, sono e saranno versati in merito. L'arte digitale, contiene in se stessa il gene della propria sopravvivenza, caratteristica che, a mio avviso, diventerà fondamentale nelle opere del prossimo futuro. La riproducibilità dell'opera, esprime la sua potenza non solo nello spazio ma soprattutto nel tempo. Tra qualche decina di anni, un'opera d'arte - e parlo di opere uniche - che non abbia nel proprio DNA la possibilità di essere replicata nel tempo uguale a se stessa, non verrà neanche presa in considerazione per mancanza dei semplici requisiti base per l'acquisto. Intendo dire che nessuno oggi comprerebbe, per esempio, un film raro senza la possibilità di poterlo replicare per difenderlo dal tempo e dall'usura. Ho fatto questo esempio perché nel cinema e nella musica la tecnologia è sempre stata molto presente e quindi i suoi benefici sono rientrati presto nell'ambito delle specificità di queste arti. Anche la pittura, che implica la tecnologia dei materiali e dei colori, la fisiologia e l'ottica, quanto la psicologia della percezione, non potrà sottrarsi a lungo a questa legittima espansione di aspettative.

Che cosa t'interessa realmente documentare attraverso la tua ricerca e perché hai scelto di esprimerti soprattutto attraverso media tecnologici?
Non credo di essere profondamente intento a documentare qualcosa se non il fatto stesso che esistiamo. Ed anche in questo caso, la parvenza documentaria delle mie azioni rivela sempre la ricerca di uno scarto lirico, spesso contenuto nelle stesse situazioni visive in cui siamo immersi. Le nostre percezioni sono torbide e non abbracciano i fenomeni che crediamo di osservare. Documentare l'esistenza di una relazione tra artista e comunità diviene il centro di una riflessione che può produrre una parte di quello scarto poetico che ho già menzionato. I media tecnologici permettono un allargamento delle performance creative di un artista, lo rendono più raggiungibile e possono moltiplicare all'infinito le sue possibilità di relazione con la comunità, ma la loro magia non si ferma a questo.

Che cosa manca all'arte contemporanea?
All'arte contemporanea non manca nulla. Forse, in alcuni casi, manca qualcosa agli artisti che si vogliono definire contemporanei. La mia non è una provocazione, ma credo che sarebbe opportuno analizzare anche le proprie modalità operative. Non credo basti la data di nascita per dichiararsi contemporanei. È importante il modo in cui recepiamo il mondo che ci circonda, per capire che la coscienza della propria epoca è sempre una delle mete più ambite nella vita di un artista. La contemporaneità è uno stato di grazia in cui è possibile liberare la propria creatività, adempiendo a promesse tacite che si stipulano tra il deserto profondo della propria soggettività e la storia di tutti gli altri uomini che ci hanno preceduto. E sono certamente la maggioranza. Non ripaghiamo facilmente il profondo debito che abbiamo con il passato, né abbiamo piena facoltà di utilizzare l'apparentemente facile credito che ci concede il futuro. Il tentativo di vivere il nostro tempo è un liberarsi che non è mai completo. All'arte manca sempre, in questo strano dare e avere, il pareggio in bilancio. D'altronde, non sapremmo che farcene...

Gas Gallery, Corso Vittorio Emanuele II - Torino - Tel. 01119700031
La Giarina, Interrato dell'Acqua Morta, 82 - Verona - Tel. 0458032316

In mostra: Davide Coltro - "Misteri" - Video and digital paintings, a cura di Chiara Canali, dal 17/09/2005 al 23/10/2005, Sergio & Thao Mandelli, Galleria Mazzini, 6 - Seregno - Tel. 0362330250


Stanno per concludersi...

Affinità.
Opere della Collezione Ulla e Heiner Pietzsch, Berlino

Fino al 18/09/2005
Peggy Guggenheim Collection
Venezia
info: Dorsoduro, 701; tel. 0412405411

Bice Lazzari - L'emozione astratta
Fino al 18/09/2005
Galleria d'Arte Moderna Ca' Pesaro
Venezia
info: Santa Croce 2076, San Stae; tel. 0415240695 - 041721127

Antonio Ligabue
Fino al 18/09/2005
Palazzo Bentivoglio
Gualtieri (RE)
info: Piazza IV Novembre; tel. 0523305254

Fino al 18/09/2005
Palazzo Magnani
Reggio Emilia
info: Corso Garibaldi, 29; tel. 0522454437

Tom Wesselmann - Alfredo Jaar - Stefania Galegati
Fino al 18/09/2005
Macro - Museo d'Arte Contemporanea Roma
Roma
info: Via Reggio Emilia, 54; tel. 0667107915


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