| La NewsLetter di that's art! |
| NewsLetter n° 77 - 29 Aprile 2005 |
| Primo piano |
Personale di Jan KnapJan Knap (Chrudimi, 1959) ha realizzato per questa occasione ventidue nuove opere, che confermano una volta di più l’originalità e la unicità della sua figura all’interno del panorama artistico contemporaneo. Jan Knap è infatti, dai suoi esordi, un artista che rifugge qualsiasi etichetta, riconoscibile per uno stile autonomo e irriducibile alle consuete catalogazioni. In questa sua ultima produzione l'artista di origine ceca procede nella sua evocazione di un mondo al contempo reale e di fiaba, in cui i rari accadimenti, i gesti minimi delle figure che danno vita alla composizione vivono in un tempo sospeso, governato dalle leggi di una superiore armonia. Scene di vita quotidiana, di vita campestre, nelle quali alla semplicità, alla ricercata essenzialità, all’apparente oggettività della situazione, si accompagna una sorta di straniamento emotivo, che nasce proprio dalla coscienza che tali interni, tali personaggi, non appartengono al nostro orizzonte quotidiano, alla nostra esperienza del mondo. Così lo spettatore è portato in un’altra dimensione, credibile ma non per questo reale. dal 30/04/2005 al 15/06/2005 2000 & Novecento Reggio Emilia info: Via Emilia San Pietro, 21; tel. 0522580143 |
Cuoredicervo 13 fiabe crudeli di Gabriele Arruzzo "L'opera di Gabriele Arruzzo si richiama esplicitamente alla 'pop-art': nei suoi quadri sono assemblati elementi figurativi di origine diversa a ottenere un effetto fiabesco che, esaltato anche dall'utilizzo di smalti industriali, contrasta con la crudeltà dei temi raffigurati. Il fantastico universo coloristico di Arruzzo, momentaneamente in balia del sonno della ragione, partorisce il più terribile degli ossimori visivi, quello in cui innocenza e malizia, bellezza e orrore si congiungono incestuosamente (...)". dal 30/04/2005 al 31/05/2005 Galleria delle Battaglie Brescia info: Via delle Battaglie, 69/a; tel. 0303759033 |
Generations of Art - 10 anni alla FARUna grande mostra che celebra il primo decennale del Corso Superiore di Arte Visiva, ideato da Annie Ratti e fortemente voluto da Antonio Ratti. 'Generations of Art - 10 anni alla FAR' sottolinea l'importanza che il Corso ha raggiunto nell'ambito delle molteplici iniziative di scambio rivolte a giovani artisti per promuoverne l'opera all'interno del sistema dell'arte internazionale. La mostra raccoglie le opere esposte nelle varie edizioni, sia dai dieci Visiting Professor - Joseph Kosuth (1995), John Armleder (1996), Allan Kaprow (1997), Hamish Fulton (1998), Haim Steinbach (1999), Ilya Kabakov (2000), Marina Abramovic' (2001), Giulio Paolini (2002), Richard Nonas (2003), Jimmie Durham (2004) - sia da un gruppo di venti ex allievi, dieci italiani - Simone Berti, Gianni Caravaggio, Giuseppe Gabellone, Stefania Galegati, Luisa Lambri, Claudia Losi, Marzia Migliora, Gabriele Picco, Paola Pivi e Pietro Roccasalva - e dieci stranieri - Elisabeth Aro (Spagna), Mircea Cantor (Romania), Jorn Ebner (Germania/UK), Lisa Lapinski (USA), Polonca Lovsin (Slovenia), Mauricio Lupini (Venezuela), Laura Matei (Romania), Barak Reiser (Israele), Asdìs Sif Gunnarsdòttir (Islanda), e Salla Tykka (Finlandia). dal 01/05/2005 al 10/07/2005 Fondazione Antonio Ratti Como info: Lungo Lario Trento, 9 |
Medhat Shafik - Carte"(...) Nelle sue opere si stratificano 'collage' e rilievi, in modo che il gusto della manualità emerga immediato, eppure anche rifinito e meticoloso nello scolpire le piccole tracce del gesto creativo. Con effetti vicini a quelli della miniatura, che pure si mescolano a sovrapposizioni e incastri macroscopici, Shafik si dimostra esperto 'bricoleur' e decoratore, senza mai cedere al banale richiamo della seduzione di superficie". (F. Dolcini) dal 01/05/2005 al 05/06/2005 Mari Arte Contemporanea Imbersago (LC) info: Via Castelbarco, 2; tel. 0399920563 |
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Fotografia israeliana contemporanea Lo sguardo dei fotografi israeliani contemporanei è caratterizzato da una vivace attitudine alla rielaborazione delle tendenze espressive ed estetiche della fotografia internazionale, nel periodo di passaggio tra la conclusione del XX secolo e i primi anni del terzo millenio. Allo stesso tempo, se si analizza in profondità il lavoro dei singoli autori si percepisce la loro capacità di approfondimento concettuale, capacità generatrice di percorsi rigorosamente autonomi. Nel settore fotografico si spazia dall'attenzione nei confronti del territorio del paese, con particolare riferimento alla rappresentazione del paesaggio, al tema del ritratto, dal reportage sociale alle elaborazioni estetiche più moderne, fino ad una fotografia metaforica e concettuale. La mostra presenta cinquantasei opere realizzate da undici autori israeliani (Micha Bar-Am, Simcha Shirman, Adi Nes, Gilad Ophir, Elinor Carucci, Michal Chelbin, Roi Kuper, Ori Gersht, Yossi Breger, Ohad Matalon, Leora Laor) attivi sia nel paese che all'estero. dal 05/05/2005 al 19/06/2005 Museo Hendrik Christian Andersen Roma info: Via P. S. Mancini, 18-24; tel. 063219089 |
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Focus On a cura di Chiara Canali |
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Iva Kontic. Tra corporeità epidermica e identificazione esistenziale Iva Kontic è nata a Belgrado (Serbia), nel 1982. Si trasferisce a Milano nel 2001 per studiare all'Accademia di Belle Arti di Brera, dove ora frequenta il quarto anno. La ricerca dell'artista muove dall'autoritratto per passare all'esplorazione di una galleria di volti diversi. Amici e persone a lei legate intimamente nella vita sono sottoposti allo strumento pittorico e ancor prima all'obiettivo fotografico, come mezzo per annotare le informazioni fisionomiche ed evidenziarne gli stati esistenziali. Dalla registrazione dei volti l'artista opera una rilettura fotografica delle sembianze esteriori per cercare di catturarne il groviglio di sensazioni ed energie racchiuse all'interno.
Per quale motivo sei passata dall'auto-ritratto, dalla lettura auto-referenziale del tuo volto alla raffigurazione attenta e minuziosa di altri visi e fisionomie?
Quando ho iniziato ad elaborare la serie degli autoritratti mi interessava il rapporto paradossale e per certi versi incerto, tra la rappresentazione del volto - con gli attributi e le connotazioni simboliche, psicologiche e culturali che porta con sé - e la sua reale potenzialità espressiva, il suo "vero" contenuto, il suo messaggio esistenziale. Cosa davvero trasmette, cosa veicola il volto di uno sconosciuto che osserviamo per caso? Attraverso i media e i sistemi di comunicazione assistiamo ad un bombardamento di visi che dal nulla ci appaiono familiari, vicini, conosciuti e alla fine diventano modelli e canoni dell'estetica, punti di riferimento per "decodificare" i volti gli altri. Ma cosa si può concludere dell'interiorità di un individuo e della sua intimità dall'apparenza esterna che ci offre? L'intenzione è stata dunque quella di ritrovare un'immagine carica di significato e per me più vicina, intima e di conseguenza auto-referenziale, e allontanarla con il gesto simbolico (e altrettanto romantico) degli occhi chiusi, dallo spazio investigativo dello spettatore, separando in questo modo il soggetto visibile (la fisionomia del volto carica della suggestione espressiva) e il suo contenuto. I volti che rappresenti sulla tela sono a te vicini affettivamente? In che modo esprimi sulla tela questo legame e questa comunanza esistenziale? La scelta di persone conosciute, intime e con cui condivido i rapporti affettivi, e non di figure a me lontane o note solamente per i tratti della fisionomia, comporta un approccio simile al lavoro precedente - cioè non si ribalta l'esplorazione dall'esterno per afferrare l'interno. Quello che può essere visto come un cambiamento radicale è il significato dell'immagine che diventa di più una proiezione mentale, e quindi, come autrice, questa volta mi pongo nella posizione dell'osservatore. Di conseguenza nei ritratti entra in gioco un nuovo elemento: lo sguardo. Uno sguardo, però, sempre spento, poco espressivo, spesso indiretto, che quasi si oppone alla naturale tendenza della percezione dell'osservatore di mettere gli occhi al centro dell'attenzione. Perché l'inquadratura dei volti è sempre frontale e fissa sullo sguardo, escludendo qualsiasi attributo di caratterizzazione esterna, dai capelli agli accessori? Innanzitutto si tratta di ritratti e quello che mi interessava è l'essenza della forma, dunque ogni riferimento spaziale o cronologico, sociale o culturale diventa effimero. Gli attributi di caratterizzazione esterna, quali ad esempio gli accessori, sono solo il sostrato della persona, quindi il superfluo, che la legano ad una particolare condizione/situazione nella quotidianità.
A partire da un approccio fotografico al soggetto arrivi ad un esito estremamente pittorico e materico. Quali sono i procedimenti e le fasi di rielaborazione tecnica e pittorica attraverso cui realizzi i tuoi ritratti?
Ci sono due aspetti che intervengono nel mio utilizzo del mezzo fotografico: il primo è la semplice ragione pratica che offre una fotografia rispetto alla ripresa dal vero (alla "vecchia maniera") per quanto riguarda scelta delle luci, la posa, e soprattutto le dimensioni e perciò i tempi di elaborazione di un quadro; comunque storicamente parlando, la fotografia è stata usata come strumento di aiuto per la rappresentazione pittorica già a partire di Ingres o Canaletto, dunque ormai non è più una novità… Il mio lavoro è legato soprattutto al cogliere le informazioni fisionomiche non soltanto come i meri dati visivi ma come registrazione di stati particolari. Il lato fondamentale dell'aspetto fotografico è che mi dà la possibilità di sperimentare con le luci e le posizioni e di dare una determinata atmosfera che mi mette in rapporto con le persone scelte e le loro sensazioni, permettendomi, attraverso la focalizzazione sul volto, di avvicinarmi ad esse. Tuttavia, il vero lavoro inizia dopo la fotografia, perché l'elaborazione pittorica che segue non è copia della registrazione fotografica, bensì serve sia come base anatomica che come stimolo di approfondimento. Come mai utilizzi la tecnica ad acrilico, tramite successive velature e stratificazioni di colore trasparente? Anzitutto l'acrilico, per i suoi tempi di seccatura, mi permette di realizzare molteplici stratificazioni di colori, assai diluiti, in breve tempo - mantenendo così una maggiore freschezza e leggerezza nel lavoro. In questo modo le velature trasparenti creano un effetto di plasticità, e, nello stesso tempo, rimangono ognuna autonoma per valore cromatico e spessore, lasciando alla "pelle" la possibilità di respirare e "vivere" con maggior libertà, al di là di ogni pretesa di verosimiglianza anatomica. Lo studio conoscitivo della fisionomia dei personaggi raffigurati implica anche una lettura psicologica oppure la ricerca permane esteriore ed epidermica? La fisicità, i tratti fisionomici funzionano come una mappa per esplorare e ricostruire la sfera del privato, la realtà introspettiva e psicologica dei soggetti, sempre in rapporto con il mio sentire. Ovviamente la ricerca "epidermica" è lontana dall'essere un mero pretesto esteriore. Questi due aspetti, corporeità e ricerca psicologica, dovrebbero convivere insieme nel loro dualismo. Quindi la pelle, le macchie, i tratti vengono descritti pittoricamente, ma nello stesso tempo acquistano un valore di registrazione del vissuto. Si tratta dunque di una compenetrazione esistenziale alla vita del soggetto, come nei romanzi soggettivi in cui lo scrittore si cala nella pelle del protagonista? L'intento non è tanto di compenetrare nella vita del soggetto ma di viverlo attraverso la rappresentazione. Poi è normale che in qualsiasi rappresentazione ci sia sempre un proiettarsi personale dentro il soggetto - come diceva Leon Battista Alberti: "tutto quello che si produce è un autoritratto". Quali sono i riferimenti artistici della tua analisi linguistica e quali gli obiettivi che vuoi raggiungere? Quanto alla scena artistica, cerco sempre di non limitarmi solamente alla linea pittorica, figurativa, ma piuttosto di accogliere aspetti e messaggi da diverse forme espressive: dalla performance alla foto, al video. Al di la della scelta del mezzo espressivo, che potrebbe dipendere sia della particolare sensibilità dell'artista che delle finalità del suo lavoro, la "legge universale" valida per tutti sia sempre la forza che un'opera o un'azione riesce a trasmettere. Mi emozionano molto le fotografie di Gunter Bruce - la violenza e contemporaneamente l'insolita estetica che contengono - e sulla stessa linea P. Witkin, A. Serrano. I diari fotografici di Nan Goldin - l'esplorazione dell'intimo e delle emozioni tramite l'espressività dei corpi e volti; le riprese fisse e ristrette di Andy Warhol di persone che compiono azioni impercettibili - una sorta di video-ritratti. Mi interessa molto anche la ricerca sull'autoritratto di Chuck Close; le deformazioni e l'implosione nei quadri F. Bacon; le situazioni e gli ambienti di piccola borghesia di D. Hockey; le video-performance di Bruce Nauman… Obraz, Vicolo dei Lavandai, 4 - 20144 Milano Tel. 339631224 www.obraz.it; info@obraz.it |
Stanno per concludersi... |
| Per-Turbamenti Artiste in Italia tra gli anni Sessanta e Settanta Fino al 02/05/2005 Cascina Roma Rozzano (MI) info: Piazza delle Arti; tel. 0255603159 |
| Sol Lewitt Fino al 05/05/2005 Galleria Massimo Minini Brescia info: Via L. Apollonio, 68; tel. 030383034 |
| 'Nunzio' e 'Jenny Saville' Fino al 01/05/2005 Macro - Museo d'Arte Contemporanea Roma Roma info: Via Reggio Emilia, 54; tel. 0667107915 |
| Joshua Reynolds e l'invenzione della celebrità Fino al 01/05/2005 Palazzo dei Diamanti Ferrara info: Corso Ercole I d'Este, 21; tel. 0532204828 |
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