| La NewsLetter di that's art! |
| NewsLetter n° 74 - 8 Aprile 2005 |
| Primo piano |
Filippo De PisisAmpia mostra antologica sull'opera di Filippo De Pisis, uno dei più significativi interpreti della pittura italiana della prima metà del Novecento. La mostra, che comprende un centinaio di dipinti e quaranta disegni, è suddivisa in otto sezioni: 'Lo spazio e le sue alterazioni', 'La libertà fantastica', 'Il quadro nel quadro', 'I luoghi', 'La pittura negata', 'Il sublime', 'L'erotismo delicato', 'Villa fiorita'. Le opere in mostra documentano con ampiezza di testimonianze l'itinerario figurativo di un autore sensibile e dal gusto raffinato. dal 14/04/2005 al 03/07/2005 Galleria Civica d'Arte Moderna e Contemporanea Torino info: Via Magenta, 31; tel. 0115629911 |
Franz Borghese - L'amore Classico. Sculture e disegniFranz Borghese esplora l'universo amoroso con il sorriso sornione e disincantato di chi conosce i rischi nascosti dentro le passioni. Così racconta l'amore nei suoi aspetti più rituali e negli eccessi cui può arrivare fino a cambiare di segno. L'amore, per l'artista, diventa delitto nelle tante piccole violenze quotidiane, di quelli clamorosi riportati sui giornali, diventa l'amore che uccide per gelosia, rabbia, tradimento. Come sempre, la sua denuncia sarcastica mantiene una lievità e una simpatia nel modo di mostrare anche i fatti più crudeli, che non ci fa scappare dai suoi personaggi, anzi ce li rende familiari, così buffi, caricaturali, in fondo così umani. dal 14/04/2005 al 28/05/2005 Artesanterasmo Milano info: Via Cusani, 8; tel. 02877069 |
Francesca GagliardiAbito su Misura "(...) Noi abitiamo i nostri vestiti così come abitiamo la nostra casa, ed entrambi ci forniscono quella corazza su misura che ci difende e allo stesso tempo ci permette di relazionarci con l'ignoto che sta fuori di noi. E così, ancora prima che ce ne accorgiamo, diventano i più limpidi testimoni della nostra 'maniera di essere' (...)". Realizzati con linee forti, con un pesante disegno a carboncino, tinte sgargianti, carte incollate e sovrapposte l'una sull'altra, i suoi quadri si animano di una vita propria, "(...) perché è questo che sono per lei: molteplici riflessi di sé stessa (...)". (M. Brevi) dal 09/04/2005 al 07/05/2005 Arte ed Altro Gattinara (VC) info: Piazza Italia, 24; tel. 0163827091 |
Salon des RefusesIl Salon Des Refuses è uno spazio libero per i grandi protagonisti d'avanguardia del disegno industriale: la mostra raccoglie i disegni, i progetti, le visioni delle menti creative più interessanti del panorama del design di oggi ancora rifiutati dalle aziende e mai entrati in produzione. Dallo spremiagrumi a due teste di Denis Santachiara alla automobili futuribili di Marc Newson, dalla bicicletta di plastica di Jasper Morrison alla casa reticolare di Matali Crasset, il Salon Des Refuses racconta le storie dei professionisti della creatività e le trasforma in un repertorio vivo di esperienze. Il Salon Des Refuses disegna un nuovo mondo sospeso tra realtà e fantasia e allo stesso tempo costruisce un universo di modalità costruttive, di materiali sperimentali, di progettualità inedite. Sedute, tavoli e veicoli ma anche oggetti di uso quotidiano come teiere e occhiali costituiscono l'archivio immaginario dei designer più affermati del panorama contemporaneo che trovano finalmente accesso al pubblico grazie al Salon Des Refuses. dal 13/04/2005 al 23/04/2005 Hangar Bicocca Milano info: Viale Sarca, 336; tel. 0273950962 |
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Armin Linke In esposizione quattro fotografie di grandi dimensioni, scattate da Armin Linke (1966) in luoghi diversi del mondo: i tecnici dell’osservatorio astronomico di Paranal nel deserto di Atacama in Cile; gli scavi per la costruzione di un ascensore per le navi nella diga delle Tre Gole in Cina; il lago di Aral in Uzbekistan; i territori attorno al muro eretto nel Sahara Spagnolo. L’interesse delle immagini di Armin Linke non è semplicemente nella sensazione immediata di spaesamento, di perdita della misura e di senso di profonda fragilità di fronte a fenomeni che sono oltre il nostro controllo individuale, ma soprattutto in uno sguardo che insegue una profonda intuizione della realtà. dal 09/04/2005 al 28/05/2005 Associazione Culturale Vistamare Pescara info: Largo dei Frentani, 13; tel. 085694570 |
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Focus On a cura di Ivan Quaroni |
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Emiliano Di Mauro. Tempo di sintesi. Nato a Milano nel 1978, Emiliano Di Mauro utilizza sia la pittura che la fotografia per elaborare un linguaggio formale sobrio, estremamente sintetico. In pittura, l'artista dipinge figure umane, ambienti e cose servendosi di una tavolozza quasi esclusivamente bi-cromatica, dove anche l'apporto gestuale è ridotto a pochi tratti essenziali. Punto centrale della sua ricerca è il rapporto dialettico tra luce e soggetto. Di Mauro concepisce la tela bianca, non ancora lavorata, come uno spazio già pervaso dalla piena luce nel quale immergere i suoi soggetti, uomini e donne privi di connotazioni particolari. Tutto, nella pittura dell'artista milanese, mira all'ottenimento del massimo effetto con il minimo apporto, quasi a dimostrare che con una grammatica basilare e pochi strumenti si può ancora ottenere molto. In fotografia, l'artista milanese persegue lo stesso bisogno di sintesi, ma rispetto alla pittura, complici i sistemi digitali di fotoritocco, accentua la sua propensione alla sperimentazione visiva, costruendo immagini spiazzanti, dall'effetto straniante.
Com'è nata la tua ricerca artistica e in che cosa consiste?
Io parto dall'idea che qualsiasi medium io utilizzi, si tratti della pittura o della fotografia, mi sto misurando con un linguaggio particolare, dotato di caratteristiche specifiche. Quindi intendo l'opera come qualcosa di inerente alla specificità di quel linguaggio. Nella pittura, ad esempio, cerco di ridurre al minimo l'apporto di elementi pittorici, di ottenere immagini con interventi non invasivi, cercando di evitare qualsiasi elemento inessenziale. Per me, quando si parla di pittura, si parla di grammatica della pittura. La mia grammatica è basata sulla riduzione ai minimi termini di colore e gesto. Quando, ad esempio, devo riportare sulla tela una figura, cerco di limitarmi ai tratti essenziali, senza tuttavia lasciare una traccia gestuale. Perché questa necessità di sottrarre alla pittura le sue caratteristiche specifiche? Perché, in questo particolare momento storico, c'è bisogno di sintesi, c'è la necessità di tornare ad un linguaggio pulito, sobrio. Vuol dire che in un altro momento potresti avvertire il bisogno di cambiare il tuo linguaggio e, per ipotesi, iniziare a dipingere in modo iperbarocco? Potrebbe essere. Come linguaggio, la pittura deve riflettere la particolare condizione che ci troviamo a vivere. Adesso, per me, è il momento di "sottrarre" piuttosto che di "aggiungere". Limitare la pittura al suo linguaggio basico, significa prendere coscienza della sua struttura. Si deve partire da quei pochi, fondamentali elementi, per arrivare a qualcosa di più complesso. Allo stesso tempo, questa "riduzione" è un modo per misurarmi, per provare a me stesso che posso essere forte usando il minimo. Sembra un enunciato zen. I maestri zen raggiungono il massimo dell'espressività con il minimo gesto. Tutto si compie nel giro di pochi secondi, ma la preparazione a quel gesto può richiedere molto tempo. Anche per me è così. Per realizzare un quadro impiego pochissimo tempo, ma per prepararmi ad eseguirlo posso metterci molte ore. Quale procedimento usi per realizzare un quadro? Prima scatto una fotografia, poi la passo al computer per estremizzarne i toni ed aumentarne il contrasto. Una volta ottenuto un risultato apprezzabile, quell'immagine diventa il punto di partenza del quadro. Proietto l'immagine sulla tela e ne traccio sommariamente i contorni, giusto due linee per identificare il soggetto, poi incomincio a dipingere. Quasi sempre, i miei lavori sono basati sul rapporto tra il soggetto e la luce che lo illumina. La questione fondamentale, che mi ha convinto ad utilizzare questa tecnica, è "come rendere in modo nuovo questa dialettica tra soggetto e luce". Dal mio punto di vista, la tela bianca rappresenta già una superficie inondata dalla piena luce. Le mie figure diventano, giocoforza, figure inondate di luce. Dal punto di vista percettivo, infatti, una figura esiste solo nel momento in cui è toccata dalla luce.
Con il procedimento della proiezione sulla tela, usato dalla maggioranza degli artisti figurativi italiani, in qualche modo rinunci al virtuosismo pittorico, limitandoti ad una mera trasposizione pittorica dell'immagine fotografica…
Non è assolutamente vero per due motivi: primo, non riporto l'immagine fotografica nella sua interezza, ma ne disegno sulla tela solo pochi tratti; secondo, la mia pittura non è affatto di tipo mimetico, nel senso che non riproduce la realtà così com'è, ma la reinterpreta attraverso il filtro della mia sensibilità e della mia poetica. La riduzione cromatica e formale della mia pittura non trova riscontro nella realtà, dove forme e colori sono pieni e i contrasti tra luce e soggetto sono più sfumati. D'altra parte, rinunciare al virtuosismo cromatico e gestuale della pittura fa parte di quel bisogno di pulizia e sobrietà di cui prima ti parlavo. Come scegli i soggetti dei tuoi dipinti e delle tue fotografie? Nel caso della figura umana, scelgo sempre soggetti privi di connotazioni troppo specifiche, come i capelli lunghi o abiti particolari. M'interessa una tipologia che si avvicini il più possibile all'archetipo "uomo", la figura umana in quanto tale. In questo momento uso me stesso perché così, con i capelli corti, non ho connotati particolari… Essere nello spazio bianco del mio studio, mettere una luce e far esistere il soggetto. Questo per me ha già un senso. Per ottenere questo effetto di riduzione non basta la fotografia? Perché usare anche la pittura? Perché con la pittura ho a che fare con una superficie, con dei colori… Forse la fotografia potrebbe bastare, ma non è così. La pittura mi permette di giocare con la luce in maniera diversa, di fare attenzione ad ogni singola linea tracciata, mentre la fotografia segue altre logiche. E poi la pittura non serve a riprodurre la realtà. La vera pittura parla solo di se stessa. Vuoi dire che la pittura è, in realtà, un discorso che la pittura conduce sui propri fondamenti? Si. La pittura, in certo senso, è autoreferenziale. Tu mi hai detto che, a volte, per dipingere non usi il pennello, ma un bastoncino di legno… È un gioco per usare il colore in maniera pura, nel senso che l'utilizzo stesso del pennello è denso di significato. Quello che voglio dire è che puoi usare il pennello in modo che la pennellata sia "invisibile", puoi usarlo per "far cantare" la materia del colore, per lasciare sulla tela un segno gestuale oppure semplicemente per registrare il passaggio del pennello stesso… Usando un bastoncino, invece, è come se il colore si organizzasse sulla tela in modo autonomo… È un modo per non connotare la pittura… Non è quello che ha fatto Pollock, finendo per connotare ancor di più la sua pittura? Certo, però lui non dipingeva figure...
Quanta importanza ha per te il taglio dell'inquadratura?
Ha molta importanza. Passo molto tempo a pensare dove collocare il soggetto rispetto a tutto questo bianco. Spesso cambio il taglio dell'immagine fotografica di partenza e a volte sovrappongo due immagini diverse… Come nel caso del dipinto bianco su bianco? In quel quadro ho utilizzato due inquadrature dello stesso soggetto, una testa dipinta di bianco sulla tela bianca, che si vede solo grazie allo spessore della materia pittorica. Se vuoi, è un esperimento nel solco della tradizione del quadrato bianco di Malevic o degli Achrome di Piero Manzoni, un'indagine sulla percezione dell'immagine… In alcuni tuoi dipinti, oltre alla figura umana, è presente anche un contesto ambientale. Per definirlo usi la stessa tecnica? Come per le figure, anche per l'ambiente innesco un processo di rarefazione. Addirittura accentuo la riduzione dell'immagine dipingendo "a filo", cioè colando un filo sottile di colore. Anche la fotografia è parte integrante della tua ricerca artistica. Quali sono, oltre al mezzo stesso, le differenze tra la tua pittura e la tua fotografia? Rispetto alla pittura, la ricerca fotografica riguarda maggiormente la realtà, ma oggi attraverso la fotografia digitale posso divertirmi a cambiarla e a creare situazioni spiazzanti. Ad esempio, la mia ultima serie rappresenta una "pioggia" di uomini che cadono, come se avessero perso l'equilibrio. Per realizzare queste foto ho fatto muovere il soggetto eseguendo degli scatti con tempi lunghi, ho messo insieme diverse immagini e poi ho capovolto il tutto. Questa serie ha per me un significato filosofico, legato alla situazione attuale, un momento in cui sono venuti meno tutti i sostegni esistenziali. Non c'è più un'ideologia, una religione o un pensiero forte a cui l'uomo possa aggrapparsi, perciò questa "pioggia di uomini" rappresenta la sostanziale perdita d'equilibrio del mondo. Annovi Spazio Giovani, Via Radici in Piano, 133 - Sassuolo (MO) www.galleriannovi.com; info@galleriannovi.com |
Stanno per concludersi... |
| Giacomo Costa Fino al 09/04/2005 Galleria Comunale d'Arte Contemporanea Ciampino (RM) info: Viale del Lavoro, 53; tel. 0679097409 |
| Primaticcio, 1504/1570 Un Bolognese alla corte di Francia Fino al 10/04/2005 Palazzo Re Enzo e del Podestà Bologna info: Piazza Maggiore |
| Paul Davis: Show People Fino al 10/04/2005 Santa Maria della Scala Bologna info: Piazza del Duomo, 2; tel. 0577224811 |
| Paesaggi del corpo Fino al 10/04/2005 Ex Convento dei Crociferi Pavia info: Via Cardano, 8; tel. 038224376 |
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