| La NewsLetter di that's art! |
| NewsLetter n° 73 - 1 Aprile 2005 |
| Primo piano |
Otto Dix - 16 acquerelli per UrsusOtto Dix (Gera, 1891 - Singen, 1969), una delle figure più significative dell'espressionismo è con la sua pittura emotiva e inquietante, tra i più feroci critici della dissoluzione morale del vivere sociale tra le due guerre. In questi acquerelli, realizzati per il nipote Ursus, si allontana dalle sue tematiche abituali. L'artista, infatti motivato dall'affetto nei confronti del nipote, sceglie dei soggetti il più possibile vicini all'immaginario infantile. Quello che però in questi lavori più colpisce e sovrasta è la grandezza dell'arte di Otto Dix che si manifesta nella caratteristica foga espressiva, ben illustrata negli atteggiamenti dei personaggi (dalle iene, alle tigri, alle maschere di carnevale) e nella costruzione delle scene, in cui le atmosfere sono rese inquietanti dall'aggrovigliarsi dei segni e dal rapido distribuirsi dei colori. dal 05/04/2005 al 15/07/2005 Galleria Blu Milano info: Via Senato, 18; tel. 0276022404 |
Antoni TàpiesL’artista catalano, al quale è statto attribuito il 'Premio Lissone' alla carriera, presenta un significativo corpus composto da circa trenta opere dagli anni Cinquanta ad oggi, in particolare oli di grandi dimensioni e una sezione dedicata ai celebri libri d'artista. Le opere esposte rappresentano tutti i decenni dell'attività di Tàpies e sono caratterizzate da una pittura in cui la materia e il segno si integrano in un linguaggio di forza straordinaria. dal 19/03/2005 al 24/07/2005 Civica Galleria d'Arte Contemporanea di Lissone Lissone (MI) info: Viale Padania, 6; tel. 0392145174 |
Atmosfere spazialiIl creatore di fantastici effetti speciali, il padre di E.T., Alien e infinite altre creature, inizia la sua attività come pittore. E la pittura, negli anni, nonostante gli importanti successi raccolti nel mondo del cinema, rimane il modo più libero per dar forma alle immagini che la fervida fantasia di Carlo Rambaldi continua a creare. La mostra offre così un'occasione unica per avventurarsi tra ruderi spaziali, architetture extraterresti, piattaforme volanti, astronavi rocciose, isole volanti, città spaziali. Le opere esposte sono novantuno dipinti, pupazzo semovente di E.T., meccanismo bocca Alien e materiale documentario. dal 02/04/2005 al 29/05/2005 Fondazione Bandera Busto Arsizio (VA) info: Via A. Costa, 29; tel. 0331322311 |
Conversazioni e paesaggiRuggero Savinio (Torino, 1934) è un interprete della pittura italiana del Secondo Novecento, oltre che pittore, saggista e poeta. La mostra fiorentina insiste sui temi più cari all'artista: conversazioni e paesaggi ritratti ad olio con una tecnica che sperimenta diversi supporti (dalla carta al velluto, dalla tela alla carta vetrata). dal 07/04/2005 al 30/05/2005 Galleria Falteri Firenze info: Via della Spada, 38/r; tel. 055217740 |
|
Omaggio a Velàzquez Un omaggio della città di Napoli al grande maestro spagnolo. Nella capitale del viceregno spagnolo Velàzquez soggiornò in due occasioni (nel 1930 e nel 1649). Trenta i dipinti esposti, selezionati tra i più significativi del pittore, che ricostruiscono le fasi salienti della sua produzione pittorica: dagli esordi caravaggeschi con la 'Vecchia che frigge le uova' e 'l'Adorazione dei Magi', agli intensi ritratti ufficiali della maturità, fino alla sensuale immagine della 'Venere allo specchio' dipinta intorno al 1650, probabilemente durante il secondo viaggio in Italia. dal 19/03/2005 al 19/06/2005 Museo di Capodimonte Napoli info: Via Miano, 2; tel. 0817499111 |
|
Focus On a cura di Ivan Quaroni |
|
Pierluigi Calignano. Scolpire attraverso il disegno Nato a Gallipoli nel 1971, ma residente a Milano, Pierluigi Calignano è uno dei più interessanti giovani scultori italiani. Nella sua ricerca plastica, caratterizzata da una spiccata componente ironica, Calignano assembla materiali come il cartone, il legno e oggetti di risulta per dare vita ad un universo in cui sono sovvertite le tradizionali destinazioni d'uso degli oggetti quotidiani. I suoi manufatti, come ad esempio il rinoceronte desunto da un'incisione di Dürer ("Bianco San Matteo", 2002) o il calice rubato all'immaginazione di Paolo Uccello ("1040 al vapore", 2002) sono tentativi ben riusciti di trasposizione dalla realtà bidimensionale a quella tridimensionale. Un percorso che Calignano spesso ama invertire, ricavando paradossalmente da una scultura il disegno progettuale che la sottende. La transizione dal disegno alla scultura e viceversa è, infatti, uno dei fili rossi dell'indagine di Calignano, cui si può aggiungere una spiccata propensione a ricostruire la realtà sotto il segno di un ironico sovvertimento di senso, come nel caso di "Macchina per l'incisione" (1998), in cui una delle ruote di una bicicletta per bambini è sostituita da un affilato tagliere da cucina, o ancora, come in "13 con un po' di calma", in cui ricostruisce un sottomarino, costellandone la superficie con decine di sturalavandini. Il cambio di segno dell'oggetto creato dall'artista - di cui è un esempio l'installazione "Verde a pois" (2005) realizzata per il Centro Culturale Francese nel cortile del Palazzo delle Stelline, a Milano - è una pratica che sin dai tempi di Duchamp è entrata nel vocabolario linguistico della scultura contemporanea. Tuttavia, nell'arte di Pierluigi Calignano emerge anche un altro elemeto, che può riassumersi in quella tenace vocazione alla sperimentazione, che rende i suoi manufatti così stilisticamente diversi l'uno dall'altro. Anche l'eterogeneità formale, controbilanciata dalla coerenza concettuale, costituisce, infine, uno degli aspetti precipui della scultura di Calignano. Come mai le tue sculture ultimamente tendono verso la bidimensionalità? Io mi considero uno scultore, anche se mi sono diplomato all'Accademia in pittura. Anche i lavori più recenti, come ad esempio quello della mostra "Questi Fantasmi" da 1000Eventi, pur essendo essenzialmente dei disegni sono concettualmente scultorei, pensati per acquisire una tridimensionalità. Quello scheletro, in particolare, è il prodotto della trasformazione in disegno di una grande scultura alta sei metri che ho realizzato per il Centro Urbano di Gallarate. La cosa più importante per me è cercare di sviluppare tridimensionalmente delle idee per vedere se funzionano, come nel caso di "1040 al vapore", la scultura ispirata al calice di Paolo Uccello, o il "Bianco San Matteo", versione plastica di un rinoceronte con pinna di squalo disegnato da Dürer senza che questi ne avesse mai visto uno.
Come spieghi questo tuo interesse verso l'arte del passato?
Mi sembra una cosa del tutto normale, la Storia dell'arte fornisce tantissimi spunti di riflessione. Penso che sia molto importante riconoscere che ci sono stati dei passaggi importanti, delle conquiste, anche formali, che sono utili ancora oggi. Della contemporaneità, invece, m'interessa la possibilità di usare mezzi che mi permettono di spaziare in tutte le direzioni e quindi di poter fare qualsiasi cosa. Credo sia un atteggiamento molto diffuso oggi quello di considerare tutto ciò che ci ha preceduto come una sorta di immenso serbatoio cui gli artisti possono attingere per realizzare "remix" più o meno consapevoli… Sono d'accordo. Ricordo che, durante un seminario alla Fondazione Ratti, Joseph Kosuth disse che "nel momento in cui tu prendi una frase di uno scrittore e la inserisci nel tuo lavoro quella frase diventa tua". Questo concetto di remix e di campionamento è molto attuale. Alla fine, credo che l'artista sia solo uno strumento per cercare. In che senso "cercare"? Diciamo che se avessi saputo cosa fare l'avrei fatto, senza bisogno di diventare un artista. La cosa più importante per me è continuare a sperimentare, anche a costo di sbagliare. E se sbagli? Poco importa…
Una particolarità del tuo lavoro è quella di re-inventare oggetti provenienti dalla realtà…
Quello che mi interessa, soprattutto negli ultimi lavori è creare piccoli spostamenti che inducano nell'osservatore una sorta di sospensione. Nell'istallazione che ho recentemente realizzato al Palazzo delle Stelline di Milano ho fatto delle palle di marmo identiche in tutto e per tutto a quelle da gioco dei bambini che, però, lo spettatore non poteva toccare. In qualche modo, lo spettatore si trovava in una specie di empasse relazionale, che è appunto la sospensione di cui ti parlavo… In pratica tramutavi la tradizionale levità del gioco e della palla stessa in qualcosa di estremamente pesante che non poteva più essere utilizzata per fini ludici… Però questo cambiamento di segno non era poi così esplicito. Senza leggere le didascalie nessuno si sarebbe accorto così in fretta che quelle palle erano di marmo, anche perché per realizzarle ho utilizzato un marmo completamente privo di venature che molti hanno scambiato per resina… Tu usi molto spesso il disegno. Qual è il ruolo di questo medium all'interno della tua ricerca eminentemente plastica? A volte utilizzo il disegno all'inizio di un progetto, altre volte alla fine. Solitamente, ma non è sempre così, parto sempre da disegni che successivamente si trasformano in sculture. Qualche volta, però, mi è capitato di fare il processo inverso, di realizzare prima la scultura e di sentire poi la necessità di trasformarla in disegno. In realtà, m'interessa proprio questo passaggio tra la scultura e il disegno e viceversa, questa strana transizione. Secondo te, l'osservatore può accorgersi di questa tua riflessione concettuale? Il più delle volte no! Mi rendo conto che il mio lavoro certe volte è di una semplicità e chiarezza spiazzanti, mentre altre volte è addirittura criptico. Credo che per capire il mio lavoro fino in fondo, l'osservatore dovrebbe impiegare lo stesso tempo che ho impiegato io a realizzarlo… Questo non è possibile… Certo, lo so. Diciamo che detesto la fruizione rapida. Per intenderci, quelli che passano davanti a un mio lavoro gettando uno sguardo come di sfuggita. Forse è anche per questo che ultimamente i miei lavori hanno assunto un taglio più optical, come se dovessero agire più rapidamente sul campo visivo dell'osservatore. L'ultima mia mostra da Carbone, a Torino era tutta incentrata sulla percezione. Quindi tu chiedi allo spettatore di completare il processo creativo attraverso la sua osservazione? Si assolutamente, anche se non è necessario che lo spettatore rintracci esattamente il mio percorso concettuale. Può anche farsi un "viaggio" tutto suo, ricostruire un senso che non c'entra nulla con quello che gli do io. Quando è in mostra il lavoro non è più unicamente mio e quindi non può avere un unico significato. Antonio Colombo, Via Solferino, 44 - Milano Tel. 0229060171 Carbone.to, Via dei Mille, 38 - Torino Tel. 0118395911 |
Stanno per concludersi... |
| Giovanni Chiaramonte - Attraverso la pianura Fino al 19/03/2005 Palazzo delle Stelline - Sala del Collezionista Milano info: Corso Magenta, 61; tel. 0245462.1 |
| Casa Mafai - Da Via Cavour a Parigi (1925-1932) Fino al 20/03/2005 Museo di Santa Giulia Brescia info: Via Musei, 81/b; tel. 0302977834 |
| Personale di Concetto Pozzati Fino al 21/03/2005 Palazzo Frisacco Tolmezzo (UD) info: Via del Din, 7; tel. 0432512642 |
| Rappresentare il corpo. Arte e anatomia da Leonardo da Vinci all'Illuminismo Fino al 20/03/2005 Museo Universitario - Museo di Palazzo Poggi Bologna info: Via Zamboni, 33; tel. 0512099900 |
Questa NewsLetter viene inviata settimanalmente a tutti gli utenti che si sono registrati al sito www.thatsart.it Se non la vuoi ricevere, invia una mail di disdetta alla redazione. |
| that's art |
| Via Belfiore, 9 - 20145 MILANO tel. 024859151 - fax 0248017383 info@thatsart.it |