| La NewsLetter di that's art! |
| NewsLetter n° 71 - 18 Marzo 2005 |
| Primo piano |
Cézanne Renoir. 30 capolavori dal Musée De L'Orangerie. I 'classici' dell'Impressionismo dalla Collezione Paul Guillaume Per la prima volta esposti in Italia i trenta dipinti della Collezione di Paul Guillaume. Quattordici i lavori di Paul Cézanne, che vanno da 'Il pranzo campestre' del 1873-1875 a 'Nel parco di Chateau Noir' del 1898-1900, passando per le celebri nature morte degli anni Ottanta, ai ritratti della signora Cézanne sempre degli stessi anni. Di Auguste Renoir presentate sedici opere, da 'Ragazze al piano' del 1892, uno dei pezzi più importanti e celebrati dell'artista francese, ai famosi ritratti di donne, alle nature morte, fino ai ritratti del figlio Claude che gioca o vestito da pagliaccio. La mostra mette in luce due aspetti fondamentali: da un lato l'importanza culturale del fenomeno collezionistico nella figura di Paul Guillaume (1891-1934) critico, mecenate nella Parigi di Montparnasse, dall'altro le personalità opposte e complementari di Paul Cézanne e Auguste Renoir, che dell'Impressionismo francese rappresentano in certa misura i due aspetti 'polari' (www.cezannerenoir.it). dal 22/03/2005 al 03/07/2005 Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea - Accademia Carrara Bergamo info: Piazza G. Carrara, 82; tel. 035399527 |
Picasso. La seduzione del classicoLa mostra presenta centotrenta opere tra dipinti, disegni, arazzi, incisioni, linogravure, sculture e ceramiche. L'intento della mostra è quello di analizzare come l'antichità classica, in tempi diversi, abbia influito sull'intera carriera dell'artista spagnolo. L'esposizione è suddivisa in due sezioni: 'Lo sguardo come strumento di formazione dell'immagine: 1895-1903' (dedicata ai 'luoghi' del Mediterraneo); 'Dopo Pompei: una classica racconta il mito' (dedicata al soggiorno in Italia di Picasso del 1917). dal 19/03/2005 al 24/07/2005 Villa Olmo Como info: Via Cantoni, 1; tel. 031301037 |
Mario Sironi. L'Immagine e la Storia L'esposizione documenta l'attività di Mario Sironi compresa tra il 1930 e il 1950. La mostra è suddivisa in due sezioni, rispettivamente dedicate alle tempere, dove spiccano i cartoni preparatori per l'affresco 'L'Italia tra le Arti e le Scienze' e per il grande mosaico 'L'Italia corporativa', e ai disegni. dal 19/03/2005 al 29/05/2005 Castello Sforzesco di Vigevano Vigevano (PV) info: Via Cantoni, 1; tel. 031301037 |
De Nittis. Impressionista italianoEsposizione retrospettiva e antologica dedicata a Giuseppe De Nittis, uno degli artisti più innovatori ed originali dell’Ottocento. Per la mostra sono state selezionate le opere più significative della produzione dell'artista (centottanta dipinti e circa venticinque opere su carta), tra cui molte inedite. Opere che, attraverso l’occhio attento e acuto dell’artista, sono capaci di restituire lo spirito e l’atmosfera dei luoghi da lui rappresentati, sottolineando la peculiarità di questo impressionista, "meridionale al sud, francese a Parigi e londinese a Londra". (V. Pica) dal 22/03/2005 al 19/06/2005 Fondazione Mazzotta Milano info: Foro Bonaparte, 50; tel. 02878197 |
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Omaggio a Velàzquez Un omaggio della città di Napoli al grande maestro spagnolo. Nella capitale del viceregno spagnolo Velàzquez soggiornò in due occasioni (nel 1930 e nel 1649). Trenta i dipinti esposti, selezionati tra i più significativi del pittore, che ricostruiscono le fasi salienti della sua produzione pittorica: dagli esordi caravaggeschi con la 'Vecchia che frigge le uova' e 'l'Adorazione dei Magi', agli intensi ritratti ufficiali della maturità, fino alla sensuale immagine della 'Venere allo specchio' dipinta intorno al 1650, probabilemente durante il secondo viaggio in Italia. dal 19/03/2005 al 19/06/2005 Museo di Capodimonte Napoli info: Via Miano, 2; tel. 0817499111 |
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Focus On a cura di Ivan Quaroni |
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Pierluigi Calignano. Scolpire attraverso il disegno Nato a Gallipoli nel 1971, ma residente a Milano, Pierluigi Calignano è uno dei più interessanti giovani scultori italiani. Nella sua ricerca plastica, caratterizzata da una spiccata componente ironica, Calignano assembla materiali come il cartone, il legno e oggetti di risulta per dare vita ad un universo in cui sono sovvertite le tradizionali destinazioni d'uso degli oggetti quotidiani. I suoi manufatti, come ad esempio il rinoceronte desunto da un'incisione di Dürer ("Bianco San Matteo", 2002) o il calice rubato all'immaginazione di Paolo Uccello ("1040 al vapore", 2002) sono tentativi ben riusciti di trasposizione dalla realtà bidimensionale a quella tridimensionale. Un percorso che Calignano spesso ama invertire, ricavando paradossalmente da una scultura il disegno progettuale che la sottende. La transizione dal disegno alla scultura e viceversa è, infatti, uno dei fili rossi dell'indagine di Calignano, cui si può aggiungere una spiccata propensione a ricostruire la realtà sotto il segno di un ironico sovvertimento di senso, come nel caso di "Macchina per l'incisione" (1998), in cui una delle ruote di una bicicletta per bambini è sostituita da un affilato tagliere da cucina, o ancora, come in "13 con un po' di calma", in cui ricostruisce un sottomarino, costellandone la superficie con decine di sturalavandini. Il cambio di segno dell'oggetto creato dall'artista - di cui è un esempio l'installazione "Verde a pois" (2005) realizzata per il Centro Culturale Francese nel cortile del Palazzo delle Stelline, a Milano - è una pratica che sin dai tempi di Duchamp è entrata nel vocabolario linguistico della scultura contemporanea. Tuttavia, nell'arte di Pierluigi Calignano emerge anche un altro elemeto, che può riassumersi in quella tenace vocazione alla sperimentazione, che rende i suoi manufatti così stilisticamente diversi l'uno dall'altro. Anche l'eterogeneità formale, controbilanciata dalla coerenza concettuale, costituisce, infine, uno degli aspetti precipui della scultura di Calignano. Come mai le tue sculture ultimamente tendono verso la bidimensionalità? Io mi considero uno scultore, anche se mi sono diplomato all'Accademia in pittura. Anche i lavori più recenti, come ad esempio quello della mostra "Questi Fantasmi" da 1000Eventi, pur essendo essenzialmente dei disegni sono concettualmente scultorei, pensati per acquisire una tridimensionalità. Quello scheletro, in particolare, è il prodotto della trasformazione in disegno di una grande scultura alta sei metri che ho realizzato per il Centro Urbano di Gallarate. La cosa più importante per me è cercare di sviluppare tridimensionalmente delle idee per vedere se funzionano, come nel caso di "1040 al vapore", la scultura ispirata al calice di Paolo Uccello, o il "Bianco San Matteo", versione plastica di un rinoceronte con pinna di squalo disegnato da Dürer senza che questi ne avesse mai visto uno.
Come spieghi questo tuo interesse verso l'arte del passato?
Mi sembra una cosa del tutto normale, la Storia dell'arte fornisce tantissimi spunti di riflessione. Penso che sia molto importante riconoscere che ci sono stati dei passaggi importanti, delle conquiste, anche formali, che sono utili ancora oggi. Della contemporaneità, invece, m'interessa la possibilità di usare mezzi che mi permettono di spaziare in tutte le direzioni e quindi di poter fare qualsiasi cosa. Credo sia un atteggiamento molto diffuso oggi quello di considerare tutto ciò che ci ha preceduto come una sorta di immenso serbatoio cui gli artisti possono attingere per realizzare "remix" più o meno consapevoli… Sono d'accordo. Ricordo che, durante un seminario alla Fondazione Ratti, Joseph Kosuth disse che "nel momento in cui tu prendi una frase di uno scrittore e la inserisci nel tuo lavoro quella frase diventa tua". Questo concetto di remix e di campionamento è molto attuale. Alla fine, credo che l'artista sia solo uno strumento per cercare. In che senso "cercare"? Diciamo che se avessi saputo cosa fare l'avrei fatto, senza bisogno di diventare un artista. La cosa più importante per me è continuare a sperimentare, anche a costo di sbagliare. E se sbagli? Poco importa…
Una particolarità del tuo lavoro è quella di re-inventare oggetti provenienti dalla realtà…
Quello che mi interessa, soprattutto negli ultimi lavori è creare piccoli spostamenti che inducano nell'osservatore una sorta di sospensione. Nell'istallazione che ho recentemente realizzato al Palazzo delle Stelline di Milano ho fatto delle palle di marmo identiche in tutto e per tutto a quelle da gioco dei bambini che, però, lo spettatore non poteva toccare. In qualche modo, lo spettatore si trovava in una specie di empasse relazionale, che è appunto la sospensione di cui ti parlavo… In pratica tramutavi la tradizionale levità del gioco e della palla stessa in qualcosa di estremamente pesante che non poteva più essere utilizzata per fini ludici… Però questo cambiamento di segno non era poi così esplicito. Senza leggere le didascalie nessuno si sarebbe accorto così in fretta che quelle palle erano di marmo, anche perché per realizzarle ho utilizzato un marmo completamente privo di venature che molti hanno scambiato per resina… Tu usi molto spesso il disegno. Qual è il ruolo di questo medium all'interno della tua ricerca eminentemente plastica? A volte utilizzo il disegno all'inizio di un progetto, altre volte alla fine. Solitamente, ma non è sempre così, parto sempre da disegni che successivamente si trasformano in sculture. Qualche volta, però, mi è capitato di fare il processo inverso, di realizzare prima la scultura e di sentire poi la necessità di trasformarla in disegno. In realtà, m'interessa proprio questo passaggio tra la scultura e il disegno e viceversa, questa strana transizione. Secondo te, l'osservatore può accorgersi di questa tua riflessione concettuale? Il più delle volte no! Mi rendo conto che il mio lavoro certe volte è di una semplicità e chiarezza spiazzanti, mentre altre volte è addirittura criptico. Credo che per capire il mio lavoro fino in fondo, l'osservatore dovrebbe impiegare lo stesso tempo che ho impiegato io a realizzarlo… Questo non è possibile… Certo, lo so. Diciamo che detesto la fruizione rapida. Per intenderci, quelli che passano davanti a un mio lavoro gettando uno sguardo come di sfuggita. Forse è anche per questo che ultimamente i miei lavori hanno assunto un taglio più optical, come se dovessero agire più rapidamente sul campo visivo dell'osservatore. L'ultima mia mostra da Carbone, a Torino era tutta incentrata sulla percezione. Quindi tu chiedi allo spettatore di completare il processo creativo attraverso la sua osservazione? Si assolutamente, anche se non è necessario che lo spettatore rintracci esattamente il mio percorso concettuale. Può anche farsi un "viaggio" tutto suo, ricostruire un senso che non c'entra nulla con quello che gli do io. Quando è in mostra il lavoro non è più unicamente mio e quindi non può avere un unico significato. Antonio Colombo, Via Solferino, 44 - Milano Tel. 0229060171 Carbone.to, Via dei Mille, 38 - Torino Tel. 0118395911 |
Stanno per concludersi... |
| Giovanni Chiaramonte - Attraverso la pianura Fino al 19/03/2005 Palazzo delle Stelline - Sala del Collezionista Milano info: Corso Magenta, 61; tel. 0245462.1 |
| Casa Mafai - Da Via Cavour a Parigi (1925-1932) Fino al 20/03/2005 Museo di Santa Giulia Brescia info: Via Musei, 81/b; tel. 0302977834 |
| Personale di Concetto Pozzati Fino al 21/03/2005 Palazzo Frisacco Tolmezzo (UD) info: Via del Din, 7; tel. 0432512642 |
| Rappresentare il corpo. Arte e anatomia da Leonardo da Vinci all'Illuminismo Fino al 20/03/2005 Museo Universitario - Museo di Palazzo Poggi Bologna info: Via Zamboni, 33; tel. 0512099900 |
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