La NewsLetter di that's art!

NewsLetter n° 49 - 8 Ottobre 2004



Primo piano


Personale di Epifanio Pozzato
"(...) Nelle opere di Pozzato si avvertono così le sapienti maniere della lezione cezanniana che costruisce le forme con il colore, così come la profonda e colta aura meditativa delle composizioni morandiane, così come i linguaggi più alti del Novecento italiano. Ma allora, se tante sono le tracce, se così numerosi sono i riferimenti culturali rintracciabili nell'opera di Pozzato, bisogna concludere che la sua pittura è unica, personale, riconoscibile, come quella che sgorga da una lunga vita di dedizione e di raccoglimento attorno al proprio mondo, sfuggendo facili mode e stilemi d'occasione, per una fedeltà profondamente sentita verso il senso nascosto d'ogni cosa, che la cultura, la sensibilità, la perizia di questo artista sanno indagare, offrendoci alfine la persuasiva e seducente poesia della sua opera (...)". (C. A. Galimberti)

dal 14/10/2004 al 31/10/2004
Ponte Rosso
Milano
info: Via Brera, 2; tel. 0286461053



Pittura 70
Pittura pittura e Astrazione analitica

In mostra i lavori di diciannove artisti europei che negli anni Settanta hanno contribuito alla ridefinizione del concetto di pittura, attraverso ricerche mirate a potenziare la capacità espressiva degli elementi costitutivi del fare pittura: il colore, lo spazio, la luce, la superficie e la trama del supporto. Protagonisti: A. Charlton, P. Cotani, N. Dolla, U. Erben, M. Gastini, W. Gaul, R. Geiger, R. Girke, G. Griffa, R. Guarneri, C. Morales, C. Olivieri, P. Pinelli, L. Pozzi, T. Rajlich, C. Verna, C. Viallat, J. Zeniuk, G. Zappettini.

dal 10/10/2004 al 02/01/2005
Civica Galleria d'Arte Moderna
Gallarate (VA)
info: Viale Milano, 21; tel. 0331791266



Giorgio e Andrea de Chirico
(in arte Alberto Savinio)
Le opere e il pensiero a confronto

La rassegna mette a confronto le opere di due dei più importanti Maestri della pittura italiana. Settanta opere a olio, disegni, sculture e opere letterarie illustrate dai due maggiori esponenti della pittura metafisica e surrealista.

dal 09/10/2004 al 19/12/2004
Palazzo Salmatoris
Cherasco (CN)
info: Via Vittorio Emanuele; tel. 0172489498



Antonio Possenti - Vademecum
per il viaggiatore visionario

Un'importante antologica dell'artista lucchese Antonio Possenti, che ha ideato una mostra rivolta alla Città di Lucca, illustrandone gli aspetti più significativi e gli eventi più interessanti con opere prodotte esclusivamente per questa esposizione. In mostre sessanta lavori suddivisi in tre sezioni: avvenimenti storici; vedute e scorci; personaggi significativi.




dal 09/10/2004 al 21/11/2004
Sale Monumentali di Palazzo Ducale
Lucca
info: Piazza Napoleone; tel. 0583417218





Focus On
a cura di Ivan Quaroni

Pietro Lista. Corporea bellezza mutila
Pietro Lista sembra aver accolto la lezione tardo-romantica, insieme con la disperazione esistenziale di tanta arte contemporanea. Attraverso le sue opere, siano esse dipinte, scolpite oppure disegnate, Lista registra le urla mute e terribili del corpo straziato. Il suo, come quello di molti artisti della sua generazione (si pensi alla retorica del frammento di Igor Mitoraj), è il canto di una bellezza mutila, che oppone al bello ideale di Winckelmann, il sentimento di sublime perdita di Piranesi. Su fondi monocromi e materici, infatti, Lista dispone le sue teorie di figure acefale, di tronchi mozzi, di carcasse umane. Per Lista, il corpo umano, anche quando è ridotto a mera carcassa, non può rinunciare al suo potenziale evocativo. Esattamente come i reperti della civiltà classica, come i busti romani mutili di età repubblicana o imperiale, pur attraverso le ferite inferte dalla Storia, dal Tempo e dall'uomo, continuano a vivificarne i fasti. Così, anziché fungere da memento mori, come nella migliore tradizione della Vanitas, i corpi straziati di Lista sono piuttosto l'ultimo perentorio monito a cogliere la pienezza orgiastica e la felicità carnale dell'esistenza.


Scegliere, in un'intervista, quali domande fare a Pietro Lista è un compito arduo, perché bisognerebbe dapprima scegliere se interrogare il pittore, lo scultore, il performer, il cineasta, l'animatore artistico, il ceramista o l'uomo di teatro…
Allora cominciamo da qui, dalle tue molteplici vocazioni, che nel corso degli anni ti hanno permesso di perlustrare diverse aree creative. Ripensando alle tue esperienze, riesci a rintracciare un comune denominatore, un filo rosso che unisce tutta la tua Opera?

Ovviamente l'arte è una, malgrado la diversità dei linguaggi. Le categorie accademiche hanno perso ogni valore normativo da ormai più di un secolo, fin dai primi assalti dell'avanguardia storica. Oggi l'artista esprime se stesso in totale libertà, voglio dire che costruisce il suo mondo fantasmatico, ideale, concettuale o altro, attraverso un fare che è autonomo e autosignificante, senza confrontarsi con una regola, un genere o una categoria espressiva. E la sua opera contiene in sé stessa i termini di riferimento necessari ad un approccio analitico, critico o valutativo. Kandinsky ha scritto opere teatrali, come Picasso. Arp componeva poesie. Schönberg dipingeva. E si dimentica spesso che Michelangelo è stato poeta, architetto, pittore, affrescatore e scultore. Ma, se cambia il medium, non può cambiare il messaggio quando quest'ultimo corrisponde ad una poetica profonda e autentica. Per me, in definitiva, l'arte è il miglior modo di comunicare una parcella di verità sull'essere umano e sull'enigma della sua condizione esistenziale. Il lavoro intellettuale, puramente speculativo, è inefficace rispetto all'immediatezza e alla pregnanza dell'arte.

Dagli anni Sessanta ad oggi, hai attraversato le tappe di buona parte della recente Storia dell'Arte Italiana, dalle iniziali esperienze nell'ambito dell'Arte Povera fino a quella "riscoperta" (ma è poi davvero una riscoperta?) della tradizione figurativa nell'alveo di una cultura mediterranea che è la stessa che ha dato i natali alla pittura Metafisica come alla Transavanguardia. Com'è cambiato il tuo modo di concepire l'arte oggi?
Anche l'Arte Povera era una riscoperta dell'italianità in seno al moderno, cioè il tentativo di ritrovare una specificità tutta italiana del modo di intendere l'arte. Pensa ad esempio all'eleganza e all'equilibrio di sapore classico di certe opere di Kounellis, al classicismo mentalmente rivisitato di Paolini, al mondo della natura e della campagna celebrato nell'opera di Penone, al valore artigianale di certe opere di Fabro. Sostanzialmente, credo ci sia una totale continuità d'intenti nel mio lavoro. Oggi, anche se non tocca a me dirlo, sono diventato più leggero nello stile, più astratto nella concezione dei segni e più estremo nei contenuti.

Un topos ricorrente della tua pittura è il corpo umano, rappresentato da quei torsi e quei corpi acefali e mutili che tu stesso hai denominato "carcasse umane". Questi, insieme ad altri elementi ricorrenti nella tua grammatica pittorica, come ad esempio le anfore, suggeriscono un rapporto con la matrice classica dell'arte occidentale. Che valore ha, per te, questo importante, ma a volte ingombrante, patrimonio culturale?
Innanzitutto un valore fortemente identitario, ma non vedo perché i reperti di questa matrice classica, su cui è andata costruendosi la nostra storia come popolo e come cultura, sarebbero un patrimonio "ingombrante". Questo rifiuto di accettare sé stessi e la propria identità ha causato la rovina di tanti artisti italiani che hanno voluto scimmiottare a tutti i costi l'arte americana fino a perderci l'anima. Hanno fatto come Michael Jackson che, a forza di scolorarsi la pelle e farsi rifare il viso, è diventato un essere inidentificabile, né bianco né nero, solo un mostro.

Tutta la tua ricerca mi sembra pervasa da un erotismo panico, da una sensualità fragrante, che si offre nei dipinti attraverso immagini di lotte pornografiche e rituali e, nei disegni, tramite l'intramontabile "genere" dei nudi erotici. Perché, in termini strettamente artistici, hai deciso di concedere tanto spazio al tema dell'Eros?
Lapalissianamente, direi che l'Eros è il centro segreto dell'arte, la pietra su cui poggia tutto l'edificio della creazione umana. Cosa dice d'altro l'arte, se non la pulsione erotica, l'appello della vita verso il piacere? L'esercizio accademico, che consisteva nell'esercitare e educare la mano sul nudo del modello o della modella in posa, era una finzione. In realtà, si trattava di educare il desiderio, cioé l'Eros, come molla dell'arte. Il valore tonico di un nudo di donna, come diceva Fellini, è costitutivo del nostro appetire vitale. Ovviamente, c'è chi intende l'arte come qualcosa di simile allo sviluppo di un'equazione matematica sulla lavagna, nel senso delle "cervellità" di Duchamp. Non è il mio caso.

Nella tua Opera, come in quella di molti artisti campani, da Paladino ad Arcangelo, si manifesta una spiccata attenzione per il recupero di oggetti di uso quotidiano, ricontestualizzati in ambito scultoreo o installativo. In un testo sul tuo lavoro, Gillo Dorfles ha parlato di "meccanismo di decontestualizzazione usato dai creatori di ready made e objects trouvés", sulla scia di una corrente creativa che va da Duchamp a David Smith. Mi sembra, invece, che nel tuo caso, come in quello dei due artisti campani sopraccitati, si tratti sempre di oggetti e materiali (le tue caffettiere, i carusielli di Arcangelo, i coppetielli di Paladino) particolarmente legati al "Genius loci". Quanta importanza ha avuto, nello sviluppo della tua ricerca, il rapporto con la "tua terra"?
Bisogna distinguere. Il recupero dell'objet trouvé nasce in epoca romantica. Victor Hugo collezionava radici o sassi levigati dall'acqua fluviale perché vi vedeva l'immensa opera creatrice della Natura. L'appropriazione del manufatto artigianale "artistico", arriva con il primitivismo di fine Ottocento. Gauguin firmò, letteralmente, come opere sue due statuette africane. Lo fece per opporsi così all'arte occidentale che rinnegava. Il ready made è ancora un'altra cosa, ben diversa. Duchamp l'ha detto in modo esplicito: si trattava della promozione estetica dell'oggetto fabbricato in serie dall'industria moderna. Il pisciatoio che espose a New York era appunto un ready made, cioè in inglese un oggetto "già fatto", nel senso anonimo della produzione industriale. Arcangelo e Paladino ed io compiamo, invece, un gesto antropologico sul filo della memoria affettiva, che ci lega alla collettività sociale. Vogliamo sacralizzare oggetti densi di significato rispetto ai modi di vita di una cultura in cui ci riconosciamo. Sono oggetti del tutto estranei alla tradizione alta dei riti ufficiali o istituzionali, la loro carica affettiva viene proprio dal ruolo culturale umile e "basso" che hanno svolto nella vita quotidiana. In questo senso, narrano la mia terra, quindi raccontano la mia identità più profonda.

Da personaggio eclettico quale sei, fondatore nel 1983 a Paestum del "MMMAC" (Museo dei Materiali Minimi di Arte Contemporanea), e artista che nel corso della sua carriera ha esposto in città come Parigi, Tokyo, Barcellona, le cui opere si trovano in collezioni in America, Francia, Finlandia e Germania, qual è il tuo giudizio sull'arte contemporanea? Te lo chiedo perché, in quest'epoca di globalità e virtualità, la visione di artisti che, come te, intrattengono ancora un rapporto fisico e d'intensa emotività con l'opera, può costituire un salutare contraltare alla dilagante "smaterializzazione" del "corpo" dell'arte…
La smaterializzazione di cui tu parli è dovuta soprattutto all'egemonia americana che, in netta opposizione alla cultura europea, ha voluto difendere una linea concettuale e aniconica, oggi multimediale ed elettronicamente virtuale, dell'arte. La risposta europea, dall'Arte Povera al Neo-espressionismo tedesco, puntò, invece, sull'oggetto e sull'immagine. Il ritorno alla propria identità culturale, in un processo di verifica e di proposta, caratterizzò anche la Transavanguardia. Questo filone espressivo costituisce una vera e propria alternativa alla smaterializzazione, cioè alla virtualità dilagante che rischia di apparire a posteriori come un mero fenomeno di superficie. Penso che la nostra identità, cioè la grande lezione classica alla quale alludevi, non ha bisogno di essere difesa, perché si impone da sola e perché non sarà mai una moda. Per definizione, l'eternità è sempre contemporanea.

Miniaci Art Gallery, Via Brera, 3 - Milano. Tel. 028053943
In mostra: Pietro Lista - Lista d'Attesa
dall'08/10/2004 all'08/11/2004, Miniaci Art Gallery


Stanno per concludersi...

Gianni Berengo Gardin. Toscana, gente e territorio
Fino al 10/10/2004
Fondazione Ragghianti
c/o Complesso Monumentale di San Micheletto
Lucca
info: Via San Micheletto, 3; tel. 0583467205

L'ultimo Caravaggio. Il Martirio di Sant'Orsola
Collezione Banca Intesa

Fino al 10/10/2004
Gallerie di Palazzo Leoni Montanari
Vicenza
info: Contrà Santa Corona, 25; tel. 800578875
Michelangelo: grafia e biografia
Fino al 10/10/2004
Palazzina Azzurra
San Benedetto del Tronto (AP)
info: Viale B. Buozzi, 14; tel. 0735581139

Mark Kostabi - Kostabiworld
Fino al 10/10/2004
Excalibur Arte Contemporanea
Lesa (NO)
info: Via SS del Sempione ang. Via Borroni, 1; tel. 0322772093



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