La NewsLetter di that's art!

NewsLetter n° 32 - 21 Maggio 2004


Primo piano


L'ultimo Caravaggio.
Il Martirio di Sant'Orsola
Collezione Banca Intesa

In mostra, dopo un accurato restauro, l'ultimo dipinto di Caravaggio: il 'Martirio di Sant'Orsola'. I documenti ritrovati confermano che l'opera è stata realizzata dall'artista bergamasco nel 1610 a Napoli, poi trasportata a Genova, ed è stata commissionata dal principe Marcantonio Doria, figlio del doge Agostino.




dal 21/05/2004 al 20/06/2004
Galleria Borghese
Roma


Beppe Serafini (1915-1987),
una pittura alle radici
della nostra esistenza

In mostra ventun opere di Beppe Serafini, uno dei 'casi' culturali più originali della storia dell'arte in Italia del '900. La sua pittura, definita da Mario Luzi "popolaresca quanto alle origini, ma assolutamente libera e illimitata quanto alle aspirazioni" ha dato vita a una lunga galleria di personaggi: contadini, operai, artigiani, popolani còlti in momenti e gesti quotidiani.

dal 23/05/2004 al 26/06/2004
Università Internazionale dell'Arte - Villa Il Ventaglio
Firenze
info: Via delle Forbici, 26; tel. 055570216



Collezione F.F.
Rassegna mentale

"(...) lo spazio espositivo del museo viene trasformato in un lungo corridoio-archivio dove disporre lampadari, tappeti, mobili e guarnizioni d'arredo, elementi che da sempre appartengono al vissuto dell'artista e che qui vengono ordinati a formare una specie di itinerario mentale, una vera e propria 'tassonomia dell'oggetto, del ricordo e del sentimento'".



dal 23/05/2004 al 04/07/2004
Museo dell'Arredo Contemporaneo
Russi (RA)
info: S.S. San Vitale, 253; tel. 0544419299



Tinguely e Munari. Opere in azione
"(...) Il progetto della mostra 'Tinguely e Munari' si basa in larga parte sulla condivisa qualità e gli interessi poetici dei due artisti che, pur di diversa generazione, occupano un posto centrale nelle espressioni artistiche determinatesi nella seconda metà del XX secolo per la loro attività assolutamente pioneristica nell'ambito dell'arte cinetica. Infatti, se Munari inizia precocemente il suo innovativo percorso artistico più o meno negli anni in cui Tinguely viene alla luce, sarà quest'ultimo che, vedendo incoraggiata e fortemente stimolata la propria vocazione dall'incontro con l'artista italiano imprimerà all'esperienza dell'arte in movimento una sua propria cifra inconfondibile (...)".

dal 23/05/2004 al 03/10/2004
CAMeC - Centro Arte Moderna e Contemporanea
La Spezia
info: Piazza C. Battisti, 1





Focus On
a cura di Ivan Quaroni

Angelo Davoli: metafisica dell'architettura industriale
Angelo Davoli, classe 1960, è autore di una pittura dal taglio estremamente realistico e documentativo, che esplora le testimonianze dell'archeologia industriale come tracce di un'epoca trascorsa. Silos, altoforni, acquedotti, gasometri e centrali elettriche si stagliano sulle tavole e sulle tele dell'artista come edifici effimeri, immersi in un'immobile atmosfera sospesa che richiama i silenzi della pittura metafisica. L'indagine di Davoli mira ad integrare entro i termini di una pittura nitida e pulita, gli elementi di un paesaggio in via d'estinzione, architetture che l'uomo ha abbandonato nella transizione tra l'Era industriale e quella digitale.


Nell'arte contemporanea quello dell'archeologia industriale è un soggetto ricorrente che ha attirato l'attenzione di molti artisti italiani e stranieri, dagli scatti di Bern e Hille Becher a quelli Gabriele Basilico, dalle architetture industriali di Andrea Chiesi alle visioni aeree di Jonathan Guaitamacchi, dalle ironiche foto di Donatella Di Cicco ai fantasmatici luoghi preconizzati da Angelo Barone. Perché tanta attenzione a questo tema iconografico?
Dalla rivoluzione industriale, l'urbanizzazione delle città è stata la conseguenza dei grandi centri di produzione, pertanto buona parte dell'architettura del secolo scorso è nata e si è sviluppata in questa ottica. L'atteggiamento dell'artista dovrebbe essere quello di porre la massima attenzione a ciò che accade e a ciò che lo circonda. Chi indaga sul paesaggio non può prescindere dalle sue problematiche, siano esse di carattere sociale, antropologico o estetico. Il fatto che ci siano artisti che portano avanti ricerche serie ed interessanti su queste tematiche mi fa piacere, perchè conferma un "sentire comune" su questi temi. Poi c'è anche chi segue l'onda, ma questa è un'altra storia.

Non credi che fabbriche, silos, gasometri, centrali elettriche, acquedotti, altoforni abbiano preso il posto che avevano nella pittura del Settecento le rovine archeologiche greco-romane? Non c'è in questi soggetti la stessa malinconia delle vedute di Piranesi o Salvator Rosa?
Nella pittura del Settecento le rovine venivano assunte come testimonianza di un glorioso passato. La malinconia era forse data dalla consapevolezza dell'impossibilità di far rivivere l'epoca classica. Nel mio lavoro c'è come allora, una ricerca volta ad armonizzare l'elemento naturale con l'elemento architettonico, dove però quest'ultimo è rappresentato da strutture anonime, edifici "usa e getta", facilmente deteriorabili, senza futuro e quindi senza storia. Viviamo in un mondo di contraddizioni e di opposti che convivono in apparente equilibrio. Il "mio mondo" vuole essere una rappresentazione metaforica di tutto questo.

Un'altra ipotesi, per spiegare la ricorrenza di queste tematiche nell'arte contemporanea italiana, potrebbe essere quella di una sopravvivenza, riadattata alla moderna sensibilità, delle atmosfere sospese della pittura metafisica. In che rapporto è la tua opera con questo importante imprinting artistico?
Beatrice Buscaroli ha scritto recentemente sul mio lavoro che è "lecito ritenere che il punto focale di questi recuperi industriali sia legato ad una metafisica del contemporaneo". Nello stesso testo continua citando De Chirico, il quale scriveva che "bisogna penetrare l'enigma delle cose considerate generalmente insignificanti. Tutto ciò che esiste al mondo va dipinto come un enigma".

La tua pittura evidentemente iperrealista, dal taglio decisamente fotografico, sembra soddisfare un impulso classificatorio, almeno a giudicare dalle modalità espositive dei tuoi lavori. Qual è lo scopo di questa raccolta di tipologie architettoniche industriali?
Il termine iperrealista lo tengo sempre a distanza di sicurezza, nel senso che lo accetto come aggettivo per identificare un mio modo di rappresentare la realtà, mentre mi dissocio da quello che ha rappresentato storicamente. Per ciò che riguarda l'ossessività e la maniacalità nel raccogliere e rappresentare questi soggetti, direi che principalmente tendo a soddisfare le mie esigenze di ricerca di forme ed architetture, al punto che mi interessa relativamente la funzione dell'oggetto che dipingo.

Una parte del tuo lavoro pittorico è dedicata alle vedute d'interni industriali, dove le atmosfere diventano più cupe ed è accresciuta la sensazione metafisica d'abbandono e d'isolamento. Quale rapporto intercorre tra le vedute "esterne" di fabbriche ed edifici dismessi e quelle degli "interni"?
Il mondo che ritraggo, sia nel paesaggio "esterno" che in modo ancora più emblematico in quello "interno", appartiene ad una dimensione "altra", a ciò che può essere definita una rappresentazione mondana della realtà. La mia vuole essere una visione olistica del mondo, in cui il tutto e quindi anche l'uomo, è ovunque ed appartiene alla stessa matrice del luogo della sua esistenza.

Qual è il fulcro della tua opera e come ti collochi nel panorama dellaricerca contemporanea?
E' dalla metà degli anni Novanta che la mia ricerca pittorica verte su queste tematiche. Ha sempre suscitato in me particolare interesse la rappresentazione dei luoghi del nostro vivere contemporaneo, senza che mi ponessi il problema delle mode (non lo dico in tono polemico, ma come dato oggettivo e riscontrabile). Inoltre, il mio lavoro di ricerca sulle architetture industriali si coniuga fin dall'inizio con un rigoroso e ricercato lavoro pittorico, allineandosi con una tendenza contemporanea sempre più rara e forse "non politicamente corretta", che mette in primissimo piano la qualità dell'opera, oltre naturalmente al proprio valore contenutistico e concettuale.

Nuova Artesegno, Borgo Grazzano 5, Udine. Tel. 0432512642


Stanno per concludersi...

Panopticon
Fino al 22/05/2004
Carbone.to
Torino
info: Via dei Mille, 38; tel. 0118395911

Mal d'Africa
Fino al 22/05/2004
Cà di Frà
Milano
info: Via C. Farini, 2; tel. 0229002108

Trento Longaretti. Opere storiche e nuovi percorsi
Fino al 23/05/2004
Palazzo della Ragione
Bergamo
info: Piazza Vecchia; tel. 035399529

Trilogia d'artista. Il cinema di Mario Schifano
Fino al 28/05/20044
Museo Laboratorio di Arte Contemporanea Università La Sapienza
Roma
info: Piazzale A. Moro, 5; tel. 0649910653



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