La NewsLetter di that's art!

NewsLetter n° 17 - 6 Febbraio 2004


Primo piano


Ukiyoe - Il mondo fluttuante
La mostra ripercorre in sei diverse sezioni tematiche (Teatro, Tradizione, Natura, Paesaggio, Vita di città, Beltà femminili) le immagini e le rappresentazioni del mondo fluttuante, 'ukiyo'. Più di cinquecento opere, suddivise tra dipinti, libri illustrati, stampe provenienti dalle principali collezioni pubbliche europee e mondiali, illustrano la trasformazione, tra il XVII e la metà del XIX secolo, della società e della cultura giapponese che si formò intorno alla città di Edo, divenuta poi Tokyo (www.ukiyoe.it).

dal 07/02/2004 al 30/05/2004
Palazzo Reale
Milano
info: Piazza Duomo, 12

Luca Giordano e Lawrence Carroll
Deposizione

"Lawrence Carroll: artista americano che s'immerge nella realtà urbana di New York, per coglierla in tutte le sue drammatiche contraddizioni di violenza, miseria e indigenza. (...) L'artista raccoglie materiali abbandonati lungo le strade, per poi assemblarli in modo approssimativo, ricoprendoli in seguito con tele dipinte da colori smunti, pallidi, giallastri. Poetica del riutilizzo di materiali, dunque. Raccogliere materiali già utilizzati e abbandonati, per poi manipolarli attraverso l'atto poetico della creazione artistica, significa farli rinascere, dar loro nuova vita, sottraendoli all'oblio, alla corruzione della materia. (...) All'opera di Lawrence Carroll è stata accostata la 'Deposizione di Sant'Andrea Apostolo' attribuita recentemente a Luca Giordano (...)".
(A. Dall'Asta)

dal 21/01/2004 al 06/03/2004
Galleria San Fedele
Milano
info: Via U. Hoepli, 3/a-b; tel. 0286352233

Gustav Klimt.
Disegni

L'esposizione presenta quarantotto disegni, provenienti dalla collezione Serge Sabarsky, che mostrano aspetti poco noti di Gustav Klimt, artista geniale e riservato.





dal 28/01/2004 al 25/04/2004
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli al Lingotto
Torino
info: Via Nizza, 230; tel. 0110062008

Dino Pedriali. Nudi e ritratti - Fotografie 1974-2003
"(...) Se è vero che il carattere di Dino Pedriali, il suo temperamento collerico, lo accomunano a Caravaggio, un legame ancora più forte fra i due è dato dall'estetica della luce. Pedriali è il Caravaggio della fotografia del Novecento. Come Caravaggio prendeva i suoi modelli dalla strada e li nobilitava nei suoi quadri, ostentando la loro bellezza lasciva in vesti mitologiche o bibliche (giovani amori o apostoli senescenti), e strappando loro i vestiti dal corpo, così anche Pedriali spoglia i suoi modelli proletari mostrandone la forza, l'orgoglio, la muta coscienza di sé". (P. Weiermair)

dal 23/01/2004 al 14/03/2004
Galleria d'Arte Moderna
Bologna
info: Piazza Costituzione, 3; tel. 051502859



Focus On
a cura di Ivan Quaroni

Luca Caccioni: il libro delle cose mutevoli
Luca Caccioni, nato a Bologna nel 1962, ha prodotto negli ultimi anni opere eseguite con una tecnica molto particolare. Lavorando su un supporto di PVC, infatti, l'artista agisce graffiando e disperdendo la materia quasi esclusivamente con le mani, ottenendo tuttavia un effetto finale squisitamente pittorico. L'immaginario di Luca Caccioni è composto da visioni poetiche, immagini evocative che sembrano risalire ad una memoria antica, quasi primordiale. Come in un manuale di zoologia, Caccioni cataloga scimmie, pistrici, insetti e altri esemplari animali, conferendo loro un'identità ambigua, evanescente, sempre in bilico tra una forma e il suo opposto. Nell'artista bolognese si mescolano l'istinto classificatorio delle scienze esatte, con l'emotiva e irrazionale predilezione per la forma indefinita, in perfetto equilibrio tra figurazione ed astrazione, tra poesia e natura. Anche la scrittura, elemento tradizionalmente narrativo, perde, nelle opere di Caccioni, la sua identità primaria per divenire segno e immagine. La materia narrativa è affidata così alla sola suggestione delle immagini. Immagini attraverso cui lo spettatore può leggere racconti dalle infinite variazioni, ambientati indifferentemente nell'Era Paleolitica come nel prossimo Futuro.

Gabriele Simongini, in occasione dell'Anteprima torinese della XIV Quadriennale di Roma ha evidenziato quella ossessione che ti spinge "a catalogare in modi immaginifici le spoglie dell'esistente cancellandole e stratificandole invece che dandone un'apparenza nitida e leggibile". In effetti, fin dai lavori della serie "Monkey's fresco" tu hai elaborato un immaginario visivo post-catastrofico. Le tracce documentarie di alcune forme di vita (scimmie, lepri e strani insetti) sembrano gli unici resti di civiltà scomparsa…Da dove nasce quest'attitudine visionaria del tuo lavoro, che continua però ad avere una forte propensione verso la dimensione astratta?

Nasce prevalentemente dall'ossessione di catalogare qualunque cosa, si tratti di segni, animali, forme, cose del mondo che esistono o non esistono... Qualcuno l'ha definita "ansia catalogatoria". È possibile...penso a come alcuni naturalisti, come Plinio il Vecchio o Ulisse Aldrovandi, iniziavano a catalogare il mondo attraverso la scienza e poi finivano inevitabilmente per modificarlo, attraverso le loro visioni... Non conosco a tutt'oggi la differenza tra l'astrazione e la figurazione. Nella mia concezione non vi è differenza tra un segno e una scimmia. Ad esempio da una parte mi sforzo di dare un'immagine e una forma astratta alla pistrice, un animale immaginifico greco-latino, ma dall'altra non voglio mai rappresentare una cosa senza che possa sembrarne un'altra...

Negli ultimi anni hai sviluppato una particolare tecnica che si serve di supporti come il PVC, la tela gommata e l'acetato. Su questi supporti operi indifferentemente tramite abrasioni o aggiunte di pigmenti. Quando e perché hai iniziato a sperimentare questi materiali?
L'uso indifferenziato dei materiali, sia di natura organica che chimico-industriale, è sempre stata una componente specifica del mio lavoro, un elemento che riguarda la mia capacità di modificare la materia e renderla sinergica alla narrazione che intendo fare. In realtà, ciò che m'interessa è l'idea dolce del possesso del materiale. Io devo sempre procedere verso un'importazione poetica e una seguente metabolizzazione di esso, e questa è una fase indispensabile alla mia pittura. Si può dire che ho cominciato la mia ricerca proprio attraverso una serie di esercizi sul possesso e lo spazio.

Nei tuoi lavori si trovano spesso illeggibili annotazioni scritte che hanno una funzione soprattutto grafica…"pittorica". Esattamente che tipo di annotazioni sono e in quale rapporto stanno con l'opera?

Le scritture e i grafismi non sono una componente didascalica del mio lavoro, certo possono parlare delle immagini, oppure di cosa succede nello studio mentre io lavoro, della ritualità dello studio… a volte sono delle poesie che non voglio pubblicare oppure dei ragionamenti o parti di filastrocche o annotazioni che diventeranno immagini...ma si tratta di parole che non sono quasi mai comprensibili. Un giorno è successo che la mia scrittura è diventata disegno. Il giorno seguente era già "virtù della mano"…

Nelle tue opere si avverte la presenza di un Tempo che ha eroso e parzialmente cancellato le tracce di una civiltà figurativa. Le forme di scimmie, lepri, uccelli e insetti sono la documentazione di un inventario di resti fossili. Il segno ricorda quello delle incisioni rupestri e dei graffiti preistorici…Ho la sensazione però che tu rifugga da un'immagine definita e chiara per poter giocare con le infinite potenzialità dell'astrazione…è cosi?
È così. Non c'è differenza tra astrazione e figurazione. Sono separati solo da steccati e barriere convenzionali. Quello che m'interessa ora e su cui insisto molto è la narrazione...non importa con quali media, supporti, linguaggi e maniere venga realizzata. Io posso guardare tutto così e non farmi mancare niente...e penso a questa posizione mentale come privilegio...

Da che cosa trai ispirazione quando lavori?
Da ogni cosa.

Ad Arte Fiera hai presentato alcune opere nuove, che sembrano aprire un nuovo capitolo della tua ricerca. Di cosa si tratta?
Ho presentato i nuovi lavori di grande formato e alcuni studi preparatori. Si tratta di fogli di materiali estrusi, sovrapposti, ma distanziati tra loro, sorretti da un telaio in alluminio che li tiene come sospesi e che amplifica l'effetto di trasparenza e l'essenza diafana. La pittura, in alcuni di questi nuovi lavori, è quasi inesistente e si afferma solo attraverso la sua stessa inconsistenza, quasi solo per sovrapposizione oppure attraverso il colore dell'aria, che sta tra i due fogli impressionati. Attualmente, sto preparando un ciclo di quaranta nuovi lavori di grande formato... sì, forse posso dire che si tratta di un capitolo nuovo.

Info: Lorenzelli Arte, C.so Buenos Aires 2, Milano. Tel. 02201914
Galleria Otto, Via D'Azeglio 55, Bologna. Tel. 0516449845
Galerie Carzaniga+Ueker, Gemsberg 8 CH 4051, Basilea (Svizzera).
Tel. 0041 0612649696




Stanno per concludersi...

La bella pittura 1900-1945
Fino al 08/02/2004
Pinacoteca Provinciale
Potenza
info: tel. 0971469477


Giacomo Manzù - Opere dal 1937 al 1982
Fino al 08/02/2004
Museo Civico A. Olmo
Savigliano (CN)
info: tel. 0172712982

Frida Kahlo, la mostra
Fino al 08/02/2004
Permanente
Milano
info: tel. 026599803

Nike. Il gioco e la vittoria
Fino al 08/02/2004
Colosseo
Roma


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