Modigliani a Milano

Pubblicato da Flavia 24.aprile 2013 in Mostre ed Eventi
nessun commenti »

La mostra di Modigliani e dei suoi contemporanei nel capoluogo lombardo sta trasformando Milano in una piccola Parigi. Finora la mostra, iniziata il 7 febbraio 2013, ha avuto un grandissimo successo (mediamente visitano la mostra 1.563 persone al giorno). Fino all’8 settembre 2013 sarà possibile visitare questa collezione di grandi opere d’arte.

Al pubblico viene svelata dopo ben 70 anni di protezione la rinomata collezione Netter, che prende il nome dal proprietario, composta non solo dalle meravigliose opere di Modigliani, bensì anche di altri artisti. Sarà possibile ammirare anche la ferocia emotiva di Modì, i fantasmi disoccupati di Soutine, il rosso cadmio di Derain, il bianco inquieto di Utrillo e così via. Una mostra dunque che porta il visitatore nella Parigi degli anni sfacciati caratterizzata da un’atmosfera bohémeine, in cui si sceglieva l’arte come modo di vivere. Il quartetto fu notato da Jonas Netter per le vie di Boulevard du Montparnasse.

Parigi

Parigi

La mostra milanese al Palazzo Reale presenta in tutto ben 122 opere di straordinaria bellezza del mitico quartetto. Tutti e quattro gli artisti vissero e dipinsero a Montparnasse agli inizi del ‘900. In quegli anni Montaparnasse veniva reputato un vero e proprio centro culturale mondiale, soprattutto per la presenza di artisti come Modigliani e come Chagall. Le immagini raffigurate nei dipinti rappresentano spesso gli spiriti tormentati degli artisti che le hanno realizzate. Ma le opere della mostra non riflettono solo l’animo degli artisti, ma riescono a portare il visitatore in una dimensione che sa di finzioni metafisiche, da stratagemmi realizzati dagli artisti ad esempio per fuggire alla paura della morte. I dipinti presentati alla mostra sono tutt’altro che statici, incapaci di essere sereni perché la firma è quella di artisti tormentati.

© bokstaz – Fotolia


Per saperne di più

Messaggio Tags:

Più visitatori ai musei

Pubblicato da Sandro 13.marzo 2013 in Attualità
nessun commenti »

Firenze

Firenze

Un bell’incremento quello che ha visto il numero dei visitatori dei musei del Polo Fiorentino crescere, quasi 13.700 presenze in più nei primi due mesi dell’anno in corso, rispetto alle presenze dello stesso periodo dell’anno passato. A gennaio, guardando nel dettaglio, il numero di visitatori è cresciuto dello 0,39%, salendo dai 201.060 del gennaio 2012 ai 201.844 e a febbraio si è passati da 229.911 a 242.801 visitatori, aumentando del 5,61%.

La Soprintendenza rende inoltre nota l’affluenza dei visitatori nei singoli musei o cappelle e così a gennaio, se da una parte gli Uffizi risentono di un leggero calo delle presenze con lo 0,84% in meno, crescono del più 10,54% le visite alla Galleria d’arte Moderna di Palazzo Pitti. Anche le Cappelle Medicee segnano una riduzione che si attesta intorno al meno 11,65%, così come il giardino di Boboli-Museo degli Argenti con il meno 9,60%. Crescono invece le visite alla Galleria dell’Accademia, più 4,30%. diversa la situazione invece nel mese di febbraio con gli Uffizi che hanno goduto di un incremento pari al più 7,15%, le Cappelle Medicee con il più 11,07% e il Museo Nazionale del Bargello con il più 4,64%. Anche la Galleria Palatina e il Museo di San Marco hanno visto aumentare la presenza di visitatori per lo 0,60% in più.

Anche le ville, i cenacoli e i giardini hanno fatto registrate un incremento di presenze, con casi in cui i visitatori sono addirittura raddoppiati. In genere la crescita è stata tra il 25% e l’89%. Percentuali molto alte che fanno ben sperare per i prossimi mesi, a riprova di un rinato interesse nei confronti dell’arte di casa a Firenze, traino, tra gli altri, economico e culturale.

© alb470 – Fotolia


Per saperne di più

Messaggio Tags:

Milano, la settimana della moda

Pubblicato da Sandro 19.febbraio 2013 in Mostre ed Eventi
nessun commenti »

moda e arte

moda e arte

Si tratta di uno degli eventi più importanti che si svolgono a Milano. Stiamo parlando della settimana della moda, che ogni anno fa riscoprire il volto più glamour della città. Milano è una città rinomata in tutto il mondo per la sua eleganza. La Fashion Week quest’anno a Milano, che aprirà le porte dal 20 al 26 febbraio, detterà come di consueto ciò che sarà in e out nel prossimo autunno/inverno. La città in questi giorni ospita tantissimi eventi e manifestazioni, non solo nel campo della moda. Un’occasione ideale dunque per visitare questa splendida città lombarda, che durante la Fashion Week brilla di una luce tutta sua. A fare da cornice alle sfilate di alta moda i bellissimi edifici milanesi, tra cui il meraviglioso Castello Sforzesco, una delle icone della città. “Estrad’eau”, un balletto messo in scena dalla compagnia della coreografa Susanna Beltrami, è la performance che si terrà il 22 febbraio presso la Tensostruttura del Castello nel Cortile delle Armi. Sempre presso il Castello si terrà un altro importante evento, ossia la sfilata dell’artista  Goran Lelas dal titolo “Luna Art. L’abito immaginato”. Il 21 febbraio verrà inaugurata la mostra “Thayaht-Between art and fashion” al Museo Poldi Pezzoli, un’altra istituzione della città.
Stefano Boeri, Assessore alla Cultura, ha detto riguardo alla Fashion Week: “La moda è cultura e Milano deve riprendere la sua posizione rilevante nel panorama culturale mondiale. Occorre una riflessione più accurata circa l’offerta culturale che attraverso la moda offre alla città la possibilità di essere competitivi con Parigi, Londra e New York, e anche una pianificazione attenta delle attività e degli scambi commerciali” e ha continuato “bisogna offrire non solo business ma anche cultura”.

© olly – Fotolia


Per saperne di più

Messaggio Tags:

Arte povera

Pubblicato da Sandro 10.gennaio 2013 in Correnti
nessun commenti »

Straccio

Straccio

In pochi anni, prima che si concludesse il decennio dei Sessanta, l’arte povera divenne una tendenza artistica riconosciuta a livello internazionale, e oggi, dopo il Futurismo, è sicuramente la corrente nata in Italia più famosa nel mondo. Critici come l’italiano Germano Celant e l’americano Harold Rosenberg hanno avuto l’indubbio merito di portarne le opere all’attenzione del mondo.

Obiettivo primario dell’arte povera è ridurre all’osso i mezzi espressivi, farli tornare alla loro essenzialità e sobrietà originarie caricate di inutili sovrastrutture dal consumismo delle società occidentali. La “povertà” è dunque espressione di una deliberata scelta di un linguaggio scabro, resa concreta da materiali estranei al mondo dell’arte, come legno, terra, ferro e stracci. Una declinazione di quanto stava accadendo anche all’universo artistico presente negli altri Paesi, tanto che nello stesso periodo nacquero altri movimenti altrettanto importanti come l’arte minimale e l’arte concettuale. Anche in Italia si era già assistito ad altre sperimentazioni artistiche di altissimo livello da parte di Lucio Fontana e Alberto Burri, che potremmo considerare i “padri nobili”. Importante è il senso di cesura, di rottura totale con il passato, soprattutto quel passato figurativo e di ricchezza barocca di dettagli che ha caratterizzato la nostra storia dell’arte.

Tra i più conosciuti esponenti dell’arte povera troviamo Michelangelo Pistoletto, Mario Merz, Piero Manzoni, Alighiero Boetti, Mario Ceroli e Jannis Kounellis. Una delle opere emblematiche della corrente è la “Venere degli stracci” del 1967 di Pistoletto, attualmente ospitata dal museo MADRE di Napoli. Un’opera che vive della contraddizione tra la riproduzione di una statua neoclassica che ritrae per l’appunto Venere e il mucchio di stracci a lei accostati, che ne negano la bellezza rappresentando i rifiuti della società.

©panthermedia.net/ nui7711


Per saperne di più

Messaggio Tags:

Opera d’arte affittasi

Pubblicato da Flavia 11.dicembre 2012 in Attualità
nessun commenti »

Affittasiquadri

Affittasiquadri

Un’interessante iniziativa che mette insieme mondo dell’arte contemporanea e business è quella lanciata dal gallerista Massimo Lupoli, chiamata “Art for lease – con 1 euro al giorno e la cultura gira per l’Italia”. Una pratica già diffusa da anni negli Stati Uniti, dove sono gli artisti stessi a promuoversi, preparando le brochure contenenti tutte le informazioni riguardanti il proprio corpus di opere e le modalità di affitto. Lupoli, dopo essere venuto a conoscenza del leasing artistico durante un viaggio negli USA, ha però rielaborato questa idea, portandola nel contesto italiano. Il progetto consiste nel fornire in affitto a strutture come alberghi, showroom, aziende e ristoranti le opere d’arte per un anno al prezzo simbolico di un euro giornaliero, con la possibilità di cambiarle dopo sei mesi.

Da questo progetto ci guadagnano tutti: gli artisti guadagnano una vetrina per le proprie opere, chi affitta può detrarre il costo dalle tasse, sia che sia una persona avente partita IVA che un’azienda, le strutture possono arricchire la propria immagine con pitture, sculture o installazioni d’effetto, e il pubblico che le vede ha modo di prendere confidenza con l’arte contemporanea, non sempre capita o apprezzata. Lupoli è bene al corrente di queste problematiche, dal momento che da un quarto di secolo segue la gestione delle gallerie “Arturarte” e “Arturarte Contemporanea”, collocate in luoghi inusuali – rispettivamente una zona industriale e un centro commerciale – nei dintorni di Roma.
Una delle primi clienti di Lupoli è stato il ristorante Mo Mo Republic, un locale chic nella bellissima cornice di Villa Ramazzini a Roma. In tutto ne ha reclutati circa 150.

©panthermedia.net/ David Sandonato


Per saperne di più

Messaggio Tags:

Suburbia, kigurumi, hikikomori

Pubblicato da Flavia 1.novembre 2012 in Mostre ed Eventi
nessun commenti »

“Suburbia, kigurumi, hikikomori” sono i tre termini giapponesi scelti come titolo della prima personale fotografica dell’artista nipponica Inbe Kawori, visitabile dall’8 novembre fino a fine marzo 2013 nella galleria dell’hotel MOOM a Olgiate Olona, in provincia di Varese. L’evento è uno dei tre che compongono il ciclo di esposizioni “MICROPOP, ultime tendenze artistiche dal Giappone visionario”.

Folla in metropolitana

Folla in metropolitana

La giovane fotografa, che in poco tempo ha acquisito notorietà grazie al suo particolare sguardo nei confronti delle subculture urbane, ha scelto 32 ritratti per raccontare che cosa vuol dire vivere nel contesto di una megalopoli come Tokyo, in cui si affollano oltre trenta milioni di abitanti. Per fare ciò non si è affidata alle solite, algide modelle, ma ha contattato tramite social network ragazze normali, che fossero in grado di restituire un vissuto autentico. Se è chiaro a che cosa si riferisca la parola suburbia, risultano invece più oscuri kigurumi e hikikomori, per chi non conoscesse in maniera approfondita la cultura del Paese del Sol Levante. Kigurumi è letteralmente il pigiama, e per traslazione il travestimento, spesso ispirato dai personaggi fantastici dei manga, indossato al riparo delle quattro mura o in pubblico per entrare in una realtà parallela e creare una cesura con la vita di tutti i giorni. Hikikomori designa un fenomeno appartenente prima soltanto ad una nicchia della società giapponese, ed ora esteso anche ad altri Paesi occidentali, ovvero adolescenti e giovani adulti che scelgono di chiudersi nella propria stanza per periodi prolungati, isolandosi anche dalla propria famiglia e comunicando con l’esterno soltanto tramite computer. La mostra veicola dunque per immagini una panoramica sulle alienazioni nate in seno alla società giapponese, la quale nelle metropoli si segnala per essere ipertecnologica, consumista e conformista. Chi non riesce a stare al passo o non ci si riconosce non può che sviluppare un immenso senso di inadeguatezza e solitudine.

©panthermedia.net/ Martin Voigt


Per saperne di più

Messaggio Tags:

Bartolomeo Pietromarchi

Pubblicato da Flavia 6.ottobre 2012 in Attualità
nessun commenti »

Un approccio nuovo, quello che caratterizzerà la 55esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, grazie alla nomina di Bartolomeo Pietromarchi, fresco curatore del Padiglione Italia, che commenta come segue la sua nuova avventura. Quella di Pietromarchi é una visione che abbraccia l’arte italiana nella sua completezza, un “lavoro sull’arte italiana più storica che giovane”. Una visione che affonda i suoi presupposti teorici in una lunga tradizione, quella italiana, che anima e alimenta le generazioni presenti.

ponte di Rialto, Venezia

ponte di Rialto, Venezia

È un approccio tematico quello di Pietromarchi che non si muove nel campo artistico per generi, scuole o movimenti, quanto più per temi. Temi che ritornano nel corso del tempo e che si caratterizzano come elementi costitutivi della nostra identità culturale e artistica. Una visione tematica giá illustrata nel suo libro “Italia in Opera” dove analizza appunto il ritorno ciclico di determinati elementi attraverso le diverse generazioni di artisti. Un sentire comune, un immaginario che fa parte del bagaglio culturale di un Paese. Pietromarchi coniugherà questo nuovo impegno con quello di direttore del Macro, il museo di arte contemporanea di Roma, un doppio impegno che si dice pronto ad affrontare grazie al suo team di lavoro.

Un’attività, quella di curatore del Padiglione Italia, che ben si sposa con la vocazione internazionale del Macro e che impegnerà Pietromarchi per tutti i sette mesi della durata della Biennale. Una nomina, quella del 44enne Bartolomeo Pietromarchi, che fa largo alle generazioni più giovani, forti di un ricco bagaglio di esperienze: il critico e curatore d’arte è infatti anche autore di numerose pubblicazioni e ha svolto, tra gli altri, la carica di direttore artistico presso la Fondazione Adriano Olivetti.

© Iakov Kalinin – Fotolia


Per saperne di più

Messaggio Tags:

Dadaismo

Pubblicato da Sandro 12.settembre 2012 in Correnti
nessun commenti »

Il dadaismo è un movimento artistico che ebbe origine a Zurigo, il maggiore centro della Svizzera, nel periodo della Prima guerra mondiale. Luogo simbolo del movimento fu il locale chiamato Cabaret Voltaire, fondato dal regista teatrale tedesco Hugo Ball e dalla sua compagna Emmy Jennings, nel quale erano soliti incontrarsi gli intellettuali rifugiati nel Paese neutrale al centro dell’Europa: tra di essi vi erano Jean Arp, Tristan Tzara e Marcel Janco. “Dada non significa nulla”, recita il Manifesto del Dadaismo vergato da Tzara nel 1918: Dada infatti non voleva inserirsi nel contesto dell’arte o gridare al mondo un messaggio, ma al contrario proporsi come anti-arte, prendendosi gioco di tutte le convenzioni e spaziando tra tutte le discipline creative, dalla pittura alla poesia e al cinema, fino a vere proprie performance provocatorie, nichiliste, contro ogni concezione tradizionale dell’estetica.

Dopo gli esordi a Zurigo, il dadaismo prese piede in Europa, soprattutto a Berlino e a Parigi. A unificare l’esperienza dada nelle capitali europee e a New York, dove il gallerista Stieglitz diede spazio alle personalità di artisti del calibro di Marcel Duchamp, Man Ray e Francis Picabia, fu il rifiuto della razionalità. Al suo posto, il processo di creazione artistica si voleva guidato dal meccanismo di casualità, il quale ispirerà altre tendenze successive dell’arte contemporanea come l’action painting di Jackson Pollock.

Immagine: © Ignatius Wooster - Fotolia - Rue Marcel Duchamp

Immagine: © Ignatius Wooster - Fotolia - Rue Marcel Duchamp

Tra le più famose opere dada vi sono i “ready made” di Marcel Duchamp, ovvero oggetti presi in prestito dalla vita reale, “già pronti”, e esibiti come se si trattasse di oggetti artistici. L’intento è palesemente dissacratorio, e la produzione cominciò in parallelo con la nascita del movimento: il primo ready made, “Ruota di bicicletta”, è del 1913. Il più famoso rimane però “Fontana” del 1917, un orinatoio di porcellana firmato con lo pseudonimo R. Mutt, che allude alla parola tedesca Mutter, madre. La forma richiama infatti l’utero femminile.


Per saperne di più

Messaggio Tags:

Mostre da non perdere

Pubblicato da Sandro 16.agosto 2012 in Mostre ed Eventi
nessun commenti »

L’Italia è un Paese davvero dalle mille risorse, un Paese che di cultura non può mai averne abbastanza. Anche nel mese di agosto sono innumerevoli le mostre che quasi ogni città italiana ospita. Ecco a voi le cinque da non perdere assolutamente. Partiamo da Torino, dove alla Reggia di Venaria Reale, si può visitare fino al 9 novembre 2012 la mostra “Fabergé alla Venaria. Il gioielliere degli ultimi Zar”. Qui è possibile ammirare i preziosi gioielli creati dall’orafo Cari Fabergé, il quale lavorava alla corte nell’epoca imperiale russa. Questo é un appuntamento davvero da non perdere dato che si può assistere a una delle collezioni del genere più ricche e prestigiose al mondo.

Immagine: © Denned - Fotolia - museo

Immagine: © Denned - Fotolia - museo

A Genova è aperta al pubblico fino al 26 agosto 2012 presso il Palazzo Ducale la mostra “Yves Klein. Judo e Teatro. Corpo e Visioni”. Qui non troverete le tele dell’artista francese morto cinquant’anni fa, bensì manoscritti, video, lettere, fotografie e progetti mai portati a termine. La mostra é alquanto suggestiva e particolare, perché permette di vedere il maestro da un’altra angolatura e anche in veste di atleta Judo, sport per il quale l’artista nutriva una profonda passione. Ad Aosta consigliamo di andare a visitare entro il 21 ottobre 2012 “Wassily Kandinsky. L’arte astratta tra Italia e Francia al Museo Archeologico Regionale”, dove si possono ammirare cinquanta opere di uno degli artisti più rinomati del ’900. A Bologna invece non si può perdere la mostra “Dalla L a Dalla”, aperta al pubblico fino al 30 settembre, che riunisce 18 opere di altrettanti artisti, ognuna delle quali rappresenta una canzone di Lucio Dalla scomparso a marzo scorso. A Verona gli appassionati di fotografia avranno l’occasione di ammirare fino al 16 settembre 2012 una retrospettiva di Robert Capa, uno dei più importanti fotografi del XX secolo. La mostra comprende ben 98 fotografie in bianco e nero.


Per saperne di più

Messaggio Tags:

Esposizione dei makers

Pubblicato da Marco 11.giugno 2012 in Artisti
nessun commenti »

La storia dell’artigianato in Italia ha una lunga tradizione. Nel nostro Paese sono molti i validi artigiani che operano nei più diversi settori. Le lavorazioni artigianali italiane sono da sempre ammirate in tutto il mondo e sono ancora oggi segni di distinzione che valorizzano il nostro Paese. Dalle lavorazioni del legno a quelle delle ceramica, dai tessuti ai ricami artigianali, dalle lavorazioni di metalli preziosi a quelle del vetro, questi sono solo alcuni dei nostri prodotti unici che l’Italia può vantare. Senza poi parlare della gastronomia italiana, che tutti ci invidiano, anch’essa un’espressione d’arte che dà il meglio di sé nei prodott

© Minerva Studio - Fotolia

© Minerva Studio - Fotolia

i tipici regionali.

Ecco perché a Roma è stato istituito il primo festival italiano dedicato ai cosiddetti makers, agli artigiani. Si terrà dal 12 al 16 giugno l’esposizione di vari progetti realizzati dai makers italiani in vari settori, dal mondo del social design a quello delle due ruote, dal mondo dello street food a quello della pornografia invitando i visitatori a riflettere sul fragile confine tra artigianato e opera d’arte, tra qualifica di artigiano e status di artista. L’esibizione darà spazio ai nuovi makers italiani per presentare i propri progetti, le proprie creazioni e oggetti innovativi che sono stati prodotti con l’ingegno manuale e l’intuizione artistica. I protagonisti dell’evento saranno autori, artigiani e artisti che metteranno in mostra la nuova leva dell’artigianalità. Tra i diversi prodotti in esposizione si potranno ammirare chitarre artigianali in alluminio, motociclette assemblate manualmente, tavole da surf realizzate nell’Adriatico e prototipi abitativi per i senzatetto. Tra i tanti lavori in mostra, potremo conoscere a fondo anche le creazioni di Davide Caforio, Felix Thorn, il collettivo Tour De Fork, Sergio Messina e tanti altri.
L’inaugurazione avverrà il 12 giugno dalle ore 18.30 alle 24. L’ingresso è gratuito.


Per saperne di più

Messaggio Tags: