Secessione viennese

Pubblicato da Sandro 11.aprile 2012 in Correnti
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Per il 150esimo anniversario dalla nascita di Gustav Klimt che ricorre quest’anno i musei viennesi e non solo presentano mostre di grandissimo valore artistico, per celebrare il grande artista. Egli fu infatti il massimo esponente della Secessione Viennese, coniugando su sfondi dorati, figure eteree, raffinate, seducenti in totale ottura con l’arte in voga all’epoca.

©panthermedia.net/Josef Müllek

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La Secessione come movimento di rottura si differenzia a seconda della sua localizzazione geografica, si parlerà quindi di Secessione di Berlino, Viennese, di Monaco. Nasce dal desiderio di alcuni giovani artisti di distaccarsi dall’arte delle accademie, dall’arte ufficiale, per riscoprire un approccio diverso, nuovo, scevro da sovrastrutture e diktat stilistici. La Secessione Viennese trova già nei movimenti di rottura avvenuti a Parigi circa un secolo prima la sua forma d’ispirazione e si configura come la Secessione per eccellenza, per via del talento dei suoi esponenti. Ufficialmente nacque quando 19 artisti crearono un’associazione, che si staccò dall’Accademia di Belle Arti per formare un cellula indipendente con sede nel Palazzo della Secessione Viennese nel 1897. Nel 1989 venne pubblicata la rivista Ver Sacrum, portavoce degli artisti coinvolti.

Stilisticamente riprende i motivi e le tecniche della tradizione classica, rivisitandola in un concetto di più ampio respiro, la cosiddetta “opera d’arte totale” ed espressioni in questo senso sono l’Art Noveau o il modernismo. In Austria in particolar modo l’intento era quello di dare una sua dignità specie all’arte pittorica del tempo e la ricerca stilistica trovò in artisti del calibro di Gustav Klimt e Egon Schiele i suoi padri più prolifici e innovatori. Dall’insegnamento di Klimt prese ad operare anche Oskar Kokoschka. Da annoverare sono i primi fautori della nuova corrente artistica, quali Josef Hoffmann e Otto Wagner e Joseph Maria Olbrich, molto attivi nel campo architettonico.


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Tim Burton a Parigi

Pubblicato da Flavia 30.marzo 2012 in Artisti
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© manatus - Fotolia

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Timothy William Burton, meglio noto come Tim Burton, può già vantare all’età di 53 anni due grandi retrospettive. La prima al Museo d’Arte Moderna di New York e la seconda al Cinemathèque di Parigi. Il regista, sceneggiatore, produttore cinematografico, animatore e disegnatore eccezionale ha scelto la capitale francese per esporre al pubblico le ibride creature e personaggi dei suoi film.

La mostra in Ville Lumière sarà aperta fino al 5 agosto 2012. L’artista ha raccontato al pubblico che era terrorizzato di mostrare i suoi disegni ed ha scelto proprio Parigi come luogo della mostra perché la trova una città accogliente che adora il cinema e non si interessa solamente di business, ma anche di arte. La mostra presenterà oltre 500 disegni, foto e maquettes e ospita diversi capolavori, che hanno catturato gli spettatori negli anni passati: da “Batman” a “Edward mani di forbice”, da “Big Fish” al “Pianeta delle scimmie”, da “La fabbrica di cioccolato” a “Sweeney Todd” al suo ultimo film in 3D “Alice nel Paese delle Meraviglie”. Sarà anche possibile vedere in anteprima in bozza i disegni del film “Dark Shadows”, che uscirà nelle sale il 9 maggio con un cast straordinario: Michelle Pfeiffer, Johnny Depp e Eva Green. Tra le tante opere si trovano anche schizzi realizzati da Burton col pennarello su tovaglioli del famoso hotel Ritz, l’hotel preferito dell’artista.
Il disegno ricopre da sempre un ruolo fondamentale nella vita di Tim Burton. Infatti, come ci spiega l’artista di persona, il disegno è il suo modo di comunicare migliore riuscendo ad esplorare in fondo il suo subconscio. Già da piccolo Tim Burton non aveva paura dei mostri e adorava disegnare personaggi gotici e mostruosi e guardare film dell’orrore come “Dracula” e “Frankenstein”. I mostri non gli facevano paura, si sentiva un po’ come loro…


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Pittrici siciliane

Pubblicato da Flavia 28.marzo 2012 in Mostre ed Eventi
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È stata inaugurata il 25 febbraio al Reale Albergo delle Povere di Palermo la mostra “Arte Donna. Cento anni d’arte femminile in Sicilia 1850 – 1950″, che si concluderà il 25 aprile. Un percorso che ripercorre una pittura al femminile di pittrici autoctone o siciliane d’adozione.

© vvoe - Fotolia

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La mostra è stata promossa dalla Regione Sicilia e vede nella scrittrice Dacia Maraini la sua appassionata madrina. È lei che ha scritto la prefazione al catalogo e che ha abbracciato con entusiasmo l’iniziativa coordinata dalla studiosa Anna Maria Ruta. Per la prima volta vengono esposte opere che in maniera organica descrivono i percorsi e le sensibilità di donne artiste prima di tutto, cadute nell’oblio di un’arte spesso troppo declinata al maschile. Dacia Maraini insiste sul concetto che la discriminazione da pregiudizio della quale è stata vittima la donna nelle arti visive nasca da un predominio maschile all’interno dell’arte, che destina all’ombra il lavoro creativo delle donne. Ma è la forza dell’essere ai margini che pervade queste tele, frutto si di una condizione imposta di subalternità, ma cariche di poesia e di intensità che restituisce a questa artiste il loro innegabile valore.

Tra le tele esposte troviamo opere di Lia Pasqualino, di Ida Nasini, di Teresa Tripoli, di Maria Giarrizzo, di Maria Grazia Di Giorgio, di Emma Giarrizzo, di Benedetta e di Adele Gloria e di Elena Pirrone, ma anche di O’Tama Kiyohara, Adelaide Atramblè e Herta Schaeffer Amorelli. E in mostra sono anche le tele di Topazia Alliata, la madre di Dacia Maraini, allieva del grande Renato Guttuso. Pittrice che poi si dedicò completamente alla famiglia, archiviano la sua vocazione artistica sfociata più tardi nel lavoro da gallerista. Una mostra intensa e che finalmente rende onore a donne che nella vita hanno dato tanto in termini artistici.


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Fabio Reggiani

Pubblicato da Sandro 25.marzo 2012 in Artisti
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Acquistare auto usate in internet e creare opere d’arte, usare l’aerografo per dipingere capolavori, il sogno di ogni appassionato di motori e arte e qualcuno è riuscito davvero a farlo. Parliamo di un giovane italiano, creativo e innovativo che dall’Accademia delle Belle Arti di Bologna ha conquistato l’Australia e oggi è uno stimato artista: Fabio Reggiani.

© Giuseppe Porzani - Fotolia

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Il giovane lavora nel suo laboratorio a Barco di Bibbiano e ha iniziato frequentando l’Istituto d’Arte di Reggio, indirizzo Oreficeria. La passione per la verniciatura inizia nel 1999 quando gli fu regalato un aerografo e Reggiani iniziò a lavorare su caschi e moto custom, fino a customizzare un pick up americano che oggi è proprietà del ciclista Gilberto Simoni. In Australia Fabio Reggiani ha lavorato a Sidney, dove circolano tante moto e caschi che lui ha aerografato. Oggi in Italia collabora con concessionari della zona e studi di architettura, elaborando anche oggetti di arredamento. La sua ultima creazione è la moto da record, la cui ispirazione nasce da un viaggio in Nuova Zelanda. Li infatti aveva visto in mezzo a un campo una moto di dimensioni notevoli, malconcia, ma che attirava gli sguardi e gli scatti fotografici di tanti turisti.

Così Reggiani ha realizzato prima una simpatica versione di Luigi, la Fiat 500 di “Cars”, oggi visibile lungo la strada statale per Montecchio e poi si è messo a realizzare una moto di dimensioni enormi da affiancarle. Il passo da questa idea alla volontà di entrare nel Guiness dei Primati è stato molto breve. Dalla ruota di un camion da cava è stata realizzata la ruota posteriore e nel giro di cinque mesi il progetto si è realizzato, perfetto sia nell’estetica, che nella meccanica.


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Andy Warhol

Pubblicato da Sandro 23.marzo 2012 in Artisti
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La figura di Andy Warhol attraversa tutta una generazione di giovani, artisti, intellettuali che rivoluzionarono la visione borghese della società. Un nuovo modo di fare arte, capace di attingere da più livelli della cultura e della subcultura americana, combinandoli in un linguaggio provocatorio, acceso, di grande impatto. La Pop art, che nasce nella seconda metà del XX secolo, riconosce in Warhol la sua figura di riferimento, artista poliedrico e dalle intuizioni sempre nuove, che continua a essere oggi uno degli artisti più conosciuti e amati.

© artgiov - Fotolia

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Di origini slovacche il giovane Andy studiò arte pubblicitaria a Pittsburgh e a New York si affermò nell’ambiente pubblicitario, lavorando presso grandi testate di moda. Si cimentò non solo nella pittura, i famosissimi quadri di Marilyn Monroe o di Che Guevara appartengono alla cultura mondiale, ma fu prolifico scultore e regista. La tecnica utilizzata da Warhol per i suoi quadri è quella della serigrafia, per soggetti riprodotti più volte all’interno della stessa tela, alternando i colori. Celebri sono i barattoli della zuppa Campbell’s e la Coca Cola spesso immortalati nelle opere dell’artista, che vedeva nei prodotti di massa il passo verso una vera democratizzazione del sociale. La provocazione insita in questo genere di raffigurazione è quanto mai palese; all’arte alta, celebrata in musei e gallerie si inaugura con Andy Warhol un’arte da “supermercato”.

Da ricordare sono anche le rivisitazioni pop art di grandi tele del passato quali ad esempio “L’ultima cena” di Leonardo. Nel 1987 a seguito di un’operazione alla cistifellea spirerà a New York, dopo una vita passata tra arte pubblicitaria, cinema e pittura e profondamente segnata dall’attentato subito ad opera di Valerie Solanas, personaggio a cavallo tra il femminismo e la malattia mentale che la affliggeva.


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Arte per bambini

Pubblicato da Sandro 22.marzo 2012 in Mostre ed Eventi
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L’obiettivo dell’iniziativa che si svolgerà a Villa Borghese a Roma è quello di permettere un’esperienza straordinaria sia a grandi che a piccini. I genitori avranno modo di godersi l’arte a fianco dei propri figli. “Imparare divertendosi” è il motto dell’iniziativa romana.
Il progetto è rivolto soprattutto ai bambini con l’intento di avvicinarli al fantastico m

© Goran Bogicevic - Fotolia

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ondo dell’arte. Bambini e ragazzi potranno fare una visita nella Galleria di Villa Borghese ricca di importanti opere d’arte e successivamente rielaborare quanto visto nel laboratorio. I progetti cambiano a seconda dell’età del bambino, ad esempio i più grandi potranno fare una sorta di restauro sulla sagoma di una scultura o verranno guidati nella realizzazione di un motivo decorativo. Per i più piccoli invece è prevista una rielaborazione di una scultura con materiale riciclabile. Una grande dose di creatività e fantasia saranno determinanti durante questo lavoro. Molti sono i materiali messi a disposizioni, tra cui creta, spatole, carta, fogli di rame, colla, cartone, bottoni, sughero e legno.
L’esperienza è aperta alle classi scolastiche durante la settimana e nel weekend alle famiglie. Sia adulti che bambini avranno così l’opportunità di ammirare i capolavori della Galleria di Villa Borghese. I bambini potranno inoltre tramutare l’emozione appena vissuta guardando i capolavori in realtà grazie al laboratorio didattico della Galleria Borghese di Roma e ai materiali messi a disposizione.
In queste settimane è possibile visitare la mostra ‘I Borghese e l’antico‘ che oltre ai capolavori conservati costantemente nella Galleria, come ad esempio ‘Amor Sacro e Amor Profano’ di Tiziano, ‘Apollo e Dafne’ di Bernini, ‘Paolina Bonaparte’ di Canova, ospita fino al 9 aprile altre 60 opere provenienti dalla collezione del cardinale Scipione Borghese sfortunatamente cedute a Napoleone nell’800. La maggior parte di questa raccolta si trova normalmente nel Museo del Louvre.


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Macchiaioli

Pubblicato da la redazione 20.marzo 2012 in Correnti
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La corrente artistica dei Macchiaioli nacque al Caffè Michelangelo a Firenze, nei pressi dell’Accademia, nel 1856. Le teorie esposte dai giovani pittori saranno poi rielaborate dall’Impressionismo francese e costituiscono la base della nuova pittura moderna italiana.

© Alberto Scardigli - Fotolia

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Precursori dei Macchiaioli sono i pittori della Scuola di Staggia, dei quali faceva parte anche Serafino De Tivoli, specializzati nei dipinti paesaggistici scevri dei toni solenni che il classicismo imponeva. La pittura di Gustave Courbet fu una grandissima fonte d’ispirazione per gli artisti toscani, la cui conoscenza avvenne tramite Saverio Altamura che aveva potuto ammirare al Salone di Parigi il padiglione realista del maestro francese.

Le basi teoriche della pittura dei Macchiaioli si rifanno ad un utilizzo del colore in rapporto con la luce come vero elemento caratterizzante l’opera. La realtà viene restituita in composizioni a macchia che prescindono dal contorno, sono i rapporti cromatici e la variazione di tonalità a rappresentare l’oggetto. L’approccio alla pittura è di tradizione verista e si oppone al Romanticismo e al Neoclassicismo. Le macchie di colori di chiari e di scuri, come vennero definite le loro tele nelle parole dei teorici del movimento Diego Martelli e Adriano Cecioni andavano a definire una nuova rappresentazione del reale, percepita attraverso il colore a discapito della linea e del punto geometrico.

Il termine “Macchiaioli” fu coniato nel 1862 da un giornalista della “Gazzetta del Popolo”, un anno dopo quindi l’Esposizione Nazionale di Firenze, alla quale presero parte anche i Macchiaioli. Esponenti di spicco sono Giovanni Fattori, Silvestro Lega e Telemaco Signorini, ma anche Niccolò Cannicci, Egisto Ferroni, Raffaello Sernesi, il napoletano Giuseppe Abbati e il trentino Eugenio Prati. La loro tradizione sarà ripresa poi dai Postmacchiaioli, che furono attivi tra il 1880 e il 1930.


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La collezione Peggy Guggenheim

Pubblicato da Sandro 15.marzo 2012 in Mostre ed Eventi
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Al Palazzo Venier dei Leoni di Venezia, sede della strepitosa collezione di Peggy Guggenheim verranno esposte fino al 6 maggio di quest’anno una serie di opere collezionate dalla famosa mecenate durante il suo periodo veneziano. “Arte europea 1949-1979” raccoglie varie opere anche della pittrice Marion Richardson Taylor scomparsa nel 2010, alla quale per la prima volta viene dedicata una monografica. Fino al 10 giugno invece sarà possibile ammirare nella chiesa San Marco a Vercelli le opere della mostra “I giganti dell’avanguardia: Mirò, Mondrian, Calder e le collezioni Guggenheim”, che provengono dalla collezione Guggenheim di Venezia e di New York.

© sborisov - Fotolia

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Peggy Guggenheim fu una delle donne più influenti nel panorama artistico delle avanguardie. Di famiglia ebraica proveniente dalla Svizzera, Peggy crebbe a New York, dove suo zio Solomon R. Guggenheim era proprietario del Guggenheim Museum. Grazie al lavoro della ragazza in una libreria, entrerà presto in contatto con i salotti dell’avanguardia e li conoscerà anche il pittore dadaista Laurence Vail che sposerà e da cui avrà due figli. Trasferitisi a Parigi qui inizieranno le frequentazioni con Man Ray, Marcel Duchamp, Constantin Brancusi. Una volta separatasi da Vail continuerà a girare per l’Europa e si affermerà come grande sostenitrice degli artisti dell’epoca. Insieme a Jean Cocteau inaugurerà una galleria, destinata a divenire un vero e proprio museo, nel quale esporranno tra gli altri anche Kandinskji, Georges Braque, Fernand Leger, Salvador Dalì, Jackson Pollock.

La Guggenheim rivestì un’importante funzione di promotrice della corrente del Surrealismo (fu anche sposata con Max Ernst). Dal 1948 fece del Palazzo Venier dei Leoni sul Canal Grande a Venezia la sede della sua eccezionale collezione e rappresenta ad oggi uno dei maggiori musei dedicati all’arte del XX secolo.


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Opere di Caravaggio

Pubblicato da Marco 10.marzo 2012 in Artisti
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Ancora oggi Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, occupa un ruolo di primo piano tra i pittori che hanno provocato una rivoluzione nel mondo dell’arte. Egli ha suscitato una rottura nelle teorie e tecniche artistiche. A caratterizzare e a rendere uniche le sue opere sono i giochi tra ombre e luci e il crudo realismo nell’interpretazione degli episodi biblici.  Quando il pittore era ancora in vita (1571-1610) la sua tecnica rivoluzionaria ha suscitato sia aspre critiche che anche grandi entusiasmi.

© soniador2 - Fotolia

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Poco si sa dei primi anni di formazione del pittore. Nato a Caravaggio da un padre abbastanza agiato, entra già nel 1584 a contatto con l’arte, nella bottega del pittore Simone Peterzano, allievo di Tiziano. Passati dodici anni si trasferisce a Roma, dove lavora presso Giuseppe Cesari, un pittore specializzato in episodi religiosi e in composizioni di fiori e frutta. A rendere l’artista celebre è stato il lavoro svolto nella cappella Contarelli in San Luigi dei Francesi, Vocazione e martirio di san Matteo e San Matteo e l’angelo. Caravaggio realizza in seguito dal 1600 al 1606 molte opere di grande importanza, tra cui la Crocifissione di San Pietro e la Conversione di San Paolo (che si trovano a Santa Maria del Popolo a Roma), la Madonna dei Pellegrini o di Loreto (a Sant’Agostino a Roma) e la Morte della Vergine (che si può ammirare al museo del Louvre a Parigi). L’artista si trasferisce in seguito a Genova, poi a Palestrina e in seguito a Napoli. In quest’ultima città realizza la Flagellazione di Cristo (opera che si trova a San Domenico Maggiore a Napoli). In Sicilia lascia infine altre importanti eredità culturali, tra cui il Seppellimento di Santa Lucia, la Resurrezione di Lazzaro e l’Adorazione dei pastori (oggi nel museo di Messina).


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Ray Caesar

Pubblicato da Sandro 6.marzo 2012 in Artisti
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La corrente del surrealismo pop è una declinazione pittorica della contaminazione moderna dei linguaggi. Una corrente nata alla fine degli anni Settanta e che si nutre di immagini e di ispirazioni tratte dal mondo dei cartoon, della pubblicità, delle fiabe, rielaborando gli stilemi visivi e comunicativi in un’ottica distorta, stridente.

©2008 RAY CAESAR

©2008 RAY CAESAR

Artista di spicco della corrente è il canadese Ray Caesar, illustratore e grafico 3D che ha lavorato in passato come tecnico degli effetti speciali nell’industria cinematografica. La padronanza della tecnica tridimensionale si evince in tutti i suoi “quadri digitali”, che sfruttano la luce in maniera funzionale e creano atmosfere sospese e alienanti. I soggetti prediletti dall’artista sono figure femminili, spesso bambine, dai tratti algidi, vittoriani nel loro abbigliamento e provocatorie nelle pose. Sono bambine innocenti, trasformate da tatuaggi, tentacoli, presenze estranee all’universo infantile che propongono un dualismo contraddittorio. Mondo della fiaba, spesso rievocato da giostre, pizzi, gonnelloni combinato con ragni, maschere, pose lascive. Perché l’infanzia, la figura femminile come madre, fonte di vita e il mondo magico e incantato della fiaba sono a stretto contatto con gli elementi oscuri, destabilizzanti della quotidianità.

Un’ambiguità che trova nell’esperienza personale dell’artista la sua origine; Ray Caesar lavorò per ben 17 anni come illustratore nel dipartimento di arte e fotografia di un ospedale pediatrico a Toronto e la vista quotidiana di bambini sofferenti ha ispirato nell’artista una visione più cruda della realtà, che raramente identifica l’innocenza dei bambini con il dolore e la sofferenza. In Ray Caesar le figure sono sempre ricche di eleganza e di solennità e osservano lo spettatore con sguardo straniante e seducente, quasi a rassicurarlo nel suo viaggio in un mondo colorato, magico e ambiguo.


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