Per il 150esimo anniversario dalla nascita di Gustav Klimt che ricorre quest’anno i musei viennesi e non solo presentano mostre di grandissimo valore artistico, per celebrare il grande artista. Egli fu infatti il massimo esponente della Secessione Viennese, coniugando su sfondi dorati, figure eteree, raffinate, seducenti in totale ottura con l’arte in voga all’epoca.
©panthermedia.net/Josef Müllek
La Secessione come movimento di rottura si differenzia a seconda della sua localizzazione geografica, si parlerà quindi di Secessione di Berlino, Viennese, di Monaco. Nasce dal desiderio di alcuni giovani artisti di distaccarsi dall’arte delle accademie, dall’arte ufficiale, per riscoprire un approccio diverso, nuovo, scevro da sovrastrutture e diktat stilistici. La Secessione Viennese trova già nei movimenti di rottura avvenuti a Parigi circa un secolo prima la sua forma d’ispirazione e si configura come la Secessione per eccellenza, per via del talento dei suoi esponenti. Ufficialmente nacque quando 19 artisti crearono un’associazione, che si staccò dall’Accademia di Belle Arti per formare un cellula indipendente con sede nel Palazzo della Secessione Viennese nel 1897. Nel 1989 venne pubblicata la rivista Ver Sacrum, portavoce degli artisti coinvolti.
Stilisticamente riprende i motivi e le tecniche della tradizione classica, rivisitandola in un concetto di più ampio respiro, la cosiddetta “opera d’arte totale” ed espressioni in questo senso sono l’Art Noveau o il modernismo. In Austria in particolar modo l’intento era quello di dare una sua dignità specie all’arte pittorica del tempo e la ricerca stilistica trovò in artisti del calibro di Gustav Klimt e Egon Schiele i suoi padri più prolifici e innovatori. Dall’insegnamento di Klimt prese ad operare anche Oskar Kokoschka. Da annoverare sono i primi fautori della nuova corrente artistica, quali Josef Hoffmann e Otto Wagner e Joseph Maria Olbrich, molto attivi nel campo architettonico.
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